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Effetti collaterali dei FANS
Nel numero di Agosto 2007 della prestigiosa rivista americana Gastroenterology è stato pubblicato un importante lavoro scientifico frutto della attività clinica e di ricerca dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG).
Lo studio è stato coordinato dal Dr Alberto Pilotto, Direttore della Unità Operativa di Geriatria e del Laboratorio di Ricerca di Geriatria e Gerontologia del nostro istituto ed è frutto della collaborazione scientifica con l’UO di Gastroenterologia dello stesso Ospedale e l’Istituto Mendel di Roma diretto dal Prof Bruno Dallapiccola. Per la prima volta al mondo la ricerca dimostra che i soggetti che soffrono di un grave effetto collaterale come emorragia gastrica da farmaci antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS), presentano un profilo genetico particolare che li rende più a rischio di tale patologia. Lo studio è stato condotto su 26 pazienti ricoverati a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo per emorragia gastro-duodenale da FANS; questi pazienti sono stati quindi confrontati con 52 soggetti che pur avendo assunto lo stesso FANS non hanno presentano nessun effetto collaterale ma solamente l’effetto desiderato antinfiammatorio e antidolorifico da parte del farmaco.
La scoperta è importante perché per la prima volta si segnala nella pratica clinica ciò che si era intuito in studi di laboratorio e cioè che per eliminare i farmaci FANS dall’organismo, dopo che sono stati assunti per una cura, devono intervenire alcuni enzimi della famiglia del citocromo P450 che sono prodotti dal fegato in quantità diversa da parte dei diversi soggetti. Questa diversa quantità di enzima dipende appunto dalle caratteristiche di un gene (il CYP 2C9) che è in grado di indurre una produzione di enzima in quantità normale (nella maggioranza dei casi) oppure in quantità ridotta o aumentata rispetto alla norma. Questo spiega la grande variabilità di risposta ai medesimi farmaci da parte dei diversi soggetti. E’ noto infatti che un farmaco antinfiammatorio è efficace e sicuro nella maggior parte dei pazienti: sono i soggetti che producono in quantità normale l’enzima che elimina il farmaco. Vi sono alcuni pazienti, tuttavia, che producono in quantità maggiore l’ enzima (sono i cosiddetti metabolizzatori rapidi) e pertanto eliminano velocemente il FANS il quale non si dimostra efficace nel senso che non sarà in grado di agire come anti-dolorifico e/o anti-infiammatorio. Esistono, infine, i soggetti che producono pochissimo enzima (i cossidetti metabolizzatori lenti) in cui, una volta assunto, il FANS rimane a lungo e ad elevate concentrazioni nell’organismo, permettendo al farmaco di "intossicare" il paziente il quale manifesterà effetti collaterali importanti come ad esempio la emorragia gastrica.
La possibilità di identificare con la analisi genetica le caratteristiche metaboliche di un soggetto prima di assumere un farmaco permette chiaramente di "mirare" la terapia, cioè attuare concretamente la cosiddetta terapia personalizzata. "Se i nostri primi risultati verranno confermati anche su altre casistiche", ha commentato il Dr Pilotto, "la direzione verso la farmacogenomica clinica, cioè lo studio della genetica per un più efficace e sicuro impiego dei farmaci, dovrà realisticamente essere sempre più sviluppata nell’ambito della medicina clinica".
Articolo pubblicato sul "Corriere della Sera"
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