Portale dell'Opera di Padre Pio
giovedì, 17 maggio 2012
Trattamento endovascolare mediante angioplastica del piede diabetico

Presso l’Unità Operativa Complessa di Radiologia Interventistica di Casa Sollievo della Sofferenza, l’equipe del dottor Francesco Florio, cui fanno parte i medici Vincenzo Strizzi, Walter Lauriola, Michele Falcone, Giovanni Ciccarese e Marco Politi, in stretta collaborazione con Unità Operativa di Endocrinologia diretta dal professor Vincenzo Trischitta, ha ottimizzato il trattamento endovascolare, mediante angioplastica, dei pazienti affetti dalle complicanze vascolari del diabete a livello del arti inferiori, in particolare del cosiddetto "piede diabetico".
A questo proposito, è da sottolineare che il diabete mellito è in continuo aumento, tale da indurre gli esperti a parlare di epidemia mondiale di diabete.
Le complicanze principali del diabete sono di tipo vascolare in particolare a livello coronarico e cerebrale (che sono la prima causa di morte per il paziente diabetico) ma anche a livello della retina e degli arti inferiori con il piede diabetico e le lesioni trofiche (rispettivamente la prima causa di cecità legale in età lavorativa e di amputazione). Anche le arterie renali sono interessate con la nefropatia diabetica che è al terzo posto di tutte le cause di dialisi e trapianto.

Particolarmente importanti dal punto di vista socio-sanitario sono le complicanze vascolari a livello del piede (piede diabetico), ovvero quel quadro di lesioni neuropatiche e vascolari che porta a lesioni trofiche delle estremità inferiori, con successive ulcere fino alla gangrena e all’amputazione nei casi più gravi, e che rappresenta anche in Italia una rilevante causa di morbilità e di ricovero per i pazienti diabetici. Casistiche di amputazioni degli arti inferiori indicherebbero che nel nostro Paese il diabete è la prima causa di amputazione degli arti inferiori nella popolazione, arrivando al 56% di tutte le cause. L’incidenza per anno di amputazione maggiore, desunta dall’analisi di dimissioni ospedaliere di alcune regioni, varia tra il 15 e il 22 casi ogni diecimila pazienti diabetici. In casistiche di servizi di diabetologia la prevalenza di amputazioni è dell’ 1% nei maschi e dello 0,4% nelle femmine.

Grazie all’avvento di materiale di ultima generazione, estremamente sofisticato e non traumatizzante, è possibile, oggi, effettuare l’angioplastica, ossia dilatare o riaprire arterie di calibro ridotto o chiuse, anche a livello distale del piede, territorio fino ad ora precluso all’angioplastica e dove la stessa chirurgia tradizionale assai spesso non è praticabile.
Questo trattamento consente, quindi, il miglioramento del flusso di sangue al piede e riduce notevolmente il rischio di amputazione, infezione delle ulcere e dolore alla deambulazione (claudicatio) a cui questi pazienti vanno in genere incontro. Ne migliora, dunque, la sopravvivenza e la qualità della vita. Per una corretta programmazione della procedura, è necessario che il paziente sia sottoposto, oltre che ad un adeguato inquadramento clinico, ad un esame eco-color-Doppler per una valutazione sull’indicazione e la fattibilità del trattamento. La tecnica d’esame, eseguito esclusivamente a pazienti ricoverati, è simile a quella di un’angiografia diagnostica tradizionale, con l’ausilio di semplice anestesia locale nel punto d’ingresso in arteria. Poi sotto guida radioscopica e mediante l’utilizzo di mezzo di contrasto, viene eseguito un esame diagnostico allo scopo di ottenere una precisa "mappa" della distribuzione e dello stato di pervietà delle arterie; successivamente, mediante l’utilizzo di guide e di cateteri a palloncino, di calibro esilissimo, viene raggiunto il punto di occlusione o di stenosi del vaso ed eseguita dilatazione dello stesso. Al termine della procedura viene effettuata un esame diagnostico finale, sempre sotto guida radioscopica, per valutare l’esito del trattamento.
Tutti i pazienti possono essere mobilizzati circa 24 ore dopo il trattamento e dimessi nell’arco di 36-48 ore, seguendo a domicilio un’adeguata terapia farmacologica e un adeguato controllo dei fattori di rischio cardiovascolari. Inoltre il paziente esegue, presso la nostra U.O., un eco-color-Doppler di controllo prima della dimissione e poi gli altri a 3, 6 e 12 mesi, salvo altre indicazioni specifiche. Recenti studi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale hanno dimostrato la fattibilità, la sicurezza, la facile ripetibilità, la buona accettabilità da parte dei pazienti e soprattutto il buon risultato clinico dell’angioplastica distale nel piede diabetico. In particolare, i risultati sono incoraggianti per il bassissimo tasso di complicanze peri-procedurali e per gli ottimi risultati clinici: a un anno dal trattamento circa l’80% dei pazienti riesce a evitare l’amputazione maggiore e circa il 90% presenta una riduzione del dolore.
I risultati dell’angioplastica sono, quindi, incoraggianti per la cura delle lesioni ulcerative e del dolore nel paziente affetto da piede diabetico, in considerazione del fatto che per questi pazienti la chirurgia vascolare tradizionale ha poche armi a disposizione.

Fig.1a: Angiografia di gamba destra: occlusione prossimale arteria tibiale anteriore (frec.)
Fig.1b: Controllo post-trattamento: completa ricanalizzazione arteria tibiale anteriore dx
Fig. 2a: Angiografia di gamba sinistra: occlusione prossimale arteria tibiale anteriore (ferc. rossa) e all’orine dell’arteria interossea (frec. blu)
Fig. 2b: Tattamento: angioplastica arteria tibiale anteriore con pallone lungo (frec. rossa)
Fig. 2c: Controllo post-trattamento: buona ricanalizzazione dell’arteria tibiale anteriore (frec. rossa) e dell’arteria interossea (frec. blu)
Fig. 3-a: Angiografia di piede destro: situazione vascolare pre-trattamento di arteria tibiale anteriore.
Fig. 3-b: Controllo post-trattamento: si denota aumento della vascolarizzazione del piede dopo il trattamento.
Fig. 4-a: Angiografia di gamba sinistra: stenosi all’origine dell’arteria tibiale posteriore frec. rossa) e dell’arteria interossea (frec. blu)
Fig. 4-b: Tattamento: angioplastica arteria tibiale posteriore con pallone lungo (frec. rossa)
Fig. 4-c: Controllo post-trattamento: buona risoluzione delle stenosi dell’arteria tibiale posteriore (frec. rossa) e dell’arteria interossea (frec. blu)
Fig. 4-d: lesioni del piede prima del trattamento.
Fig. 4-e: la situazione del piede a 3 mesi dal trattamento.



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