| L'Opera di Padre Pio | |||||
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Trattamento endovascolare mediante angioplastica del piede diabetico Presso l’Unità Operativa Complessa di Radiologia Interventistica di Casa Sollievo della Sofferenza, l’equipe del dottor Francesco Florio, cui fanno parte i medici Vincenzo Strizzi, Walter Lauriola, Michele Falcone, Giovanni Ciccarese e Marco Politi, in stretta collaborazione con Unità Operativa di Endocrinologia diretta dal professor Vincenzo Trischitta, ha ottimizzato il trattamento endovascolare, mediante angioplastica, dei pazienti affetti dalle complicanze vascolari del diabete a livello del arti inferiori, in particolare del cosiddetto "piede diabetico". A questo proposito, è da sottolineare che il diabete mellito è in continuo aumento, tale da indurre gli esperti a parlare di epidemia mondiale di diabete. Le complicanze principali del diabete sono di tipo vascolare in particolare a livello coronarico e cerebrale (che sono la prima causa di morte per il paziente diabetico) ma anche a livello della retina e degli arti inferiori con il piede diabetico e le lesioni trofiche (rispettivamente la prima causa di cecità legale in età lavorativa e di amputazione). Anche le arterie renali sono interessate con la nefropatia diabetica che è al terzo posto di tutte le cause di dialisi e trapianto. Particolarmente importanti dal punto di vista socio-sanitario sono le complicanze vascolari a livello del piede (piede diabetico), ovvero quel quadro di lesioni neuropatiche e vascolari che porta a lesioni trofiche delle estremità inferiori, con successive ulcere fino alla gangrena e all’amputazione nei casi più gravi, e che rappresenta anche in Italia una rilevante causa di morbilità e di ricovero per i pazienti diabetici. Casistiche di amputazioni degli arti inferiori indicherebbero che nel nostro Paese il diabete è la prima causa di amputazione degli arti inferiori nella popolazione, arrivando al 56% di tutte le cause. L’incidenza per anno di amputazione maggiore, desunta dall’analisi di dimissioni ospedaliere di alcune regioni, varia tra il 15 e il 22 casi ogni diecimila pazienti diabetici. In casistiche di servizi di diabetologia la prevalenza di amputazioni è dell’ 1% nei maschi e dello 0,4% nelle femmine. Grazie all’avvento di materiale di ultima generazione, estremamente sofisticato e non traumatizzante, è possibile, oggi, effettuare l’angioplastica, ossia dilatare o riaprire arterie di calibro ridotto o chiuse, anche a livello distale del piede, territorio fino ad ora precluso all’angioplastica e dove la stessa chirurgia tradizionale assai spesso non è praticabile. Questo trattamento consente, quindi, il miglioramento del flusso di sangue al piede e riduce notevolmente il rischio di amputazione, infezione delle ulcere e dolore alla deambulazione (claudicatio) a cui questi pazienti vanno in genere incontro. Ne migliora, dunque, la sopravvivenza e la qualità della vita. Per una corretta programmazione della procedura, è necessario che il paziente sia sottoposto, oltre che ad un adeguato inquadramento clinico, ad un esame eco-color-Doppler per una valutazione sull’indicazione e la fattibilità del trattamento. La tecnica d’esame, eseguito esclusivamente a pazienti ricoverati, è simile a quella di un’angiografia diagnostica tradizionale, con l’ausilio di semplice anestesia locale nel punto d’ingresso in arteria. Poi sotto guida radioscopica e mediante l’utilizzo di mezzo di contrasto, viene eseguito un esame diagnostico allo scopo di ottenere una precisa "mappa" della distribuzione e dello stato di pervietà delle arterie; successivamente, mediante l’utilizzo di guide e di cateteri a palloncino, di calibro esilissimo, viene raggiunto il punto di occlusione o di stenosi del vaso ed eseguita dilatazione dello stesso. Al termine della procedura viene effettuata un esame diagnostico finale, sempre sotto guida radioscopica, per valutare l’esito del trattamento. Tutti i pazienti possono essere mobilizzati circa 24 ore dopo il trattamento e dimessi nell’arco di 36-48 ore, seguendo a domicilio un’adeguata terapia farmacologica e un adeguato controllo dei fattori di rischio cardiovascolari. Inoltre il paziente esegue, presso la nostra U.O., un eco-color-Doppler di controllo prima della dimissione e poi gli altri a 3, 6 e 12 mesi, salvo altre indicazioni specifiche. Recenti studi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale hanno dimostrato la fattibilità, la sicurezza, la facile ripetibilità, la buona accettabilità da parte dei pazienti e soprattutto il buon risultato clinico dell’angioplastica distale nel piede diabetico. In particolare, i risultati sono incoraggianti per il bassissimo tasso di complicanze peri-procedurali e per gli ottimi risultati clinici: a un anno dal trattamento circa l’80% dei pazienti riesce a evitare l’amputazione maggiore e circa il 90% presenta una riduzione del dolore. I risultati dell’angioplastica sono, quindi, incoraggianti per la cura delle lesioni ulcerative e del dolore nel paziente affetto da piede diabetico, in considerazione del fatto che per questi pazienti la chirurgia vascolare tradizionale ha poche armi a disposizione. Fig.1a: Angiografia di gamba destra: occlusione prossimale arteria tibiale anteriore (frec.) Fig.1b: Controllo post-trattamento: completa ricanalizzazione arteria tibiale anteriore dx Fig. 2a: Angiografia di gamba sinistra: occlusione prossimale arteria tibiale anteriore (ferc. rossa) e all’orine dell’arteria interossea (frec. blu) Fig. 2b: Tattamento: angioplastica arteria tibiale anteriore con pallone lungo (frec. rossa) Fig. 2c: Controllo post-trattamento: buona ricanalizzazione dell’arteria tibiale anteriore (frec. rossa) e dell’arteria interossea (frec. blu) Fig. 3-a: Angiografia di piede destro: situazione vascolare pre-trattamento di arteria tibiale anteriore. Fig. 3-b: Controllo post-trattamento: si denota aumento della vascolarizzazione del piede dopo il trattamento. Fig. 4-a: Angiografia di gamba sinistra: stenosi all’origine dell’arteria tibiale posteriore frec. rossa) e dell’arteria interossea (frec. blu) Fig. 4-b: Tattamento: angioplastica arteria tibiale posteriore con pallone lungo (frec. rossa) Fig. 4-c: Controllo post-trattamento: buona risoluzione delle stenosi dell’arteria tibiale posteriore (frec. rossa) e dell’arteria interossea (frec. blu) Fig. 4-d: lesioni del piede prima del trattamento. Fig. 4-e: la situazione del piede a 3 mesi dal trattamento. |
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