Portale dell'Opera di Padre Pio
Friday, 10 February 2012
Primo impianto in Puglia del pacemaker che risolve l'incontinenza

Ha dimensioni ridotte e funziona come un pacemaker, anche se non sollecita il cuore ma tiene a bada la vescica e l’intestino: è il nuovo e più piccolo strumento che risolve l’incontinenza da urgenza. E’ stato impiantato ad un paziente di 44 anni affetto da urgenza e incontinenza urinaria nel reparto di Urologia dell’Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza". L’intervento chirurgico, il primo in Puglia, è stato eseguito dal dottor Nicola Sebastio, urologo.
La tecnica della neuromodulazione sacrale, già praticata da alcuni anni ma oggi facilitata da questo particolare e più piccolo neurostimolatore, si è così evoluta per trattare al meglio le disfunzioni del pavimento pelvico che portano alla ritenzione e all’incontinenza. La vescica iperattiva (l’incapacita’ di poter posticipare la minzione a proprio piacimento) costituisce la forma più comune di incontinenza urinaria; alcuni pazienti arrivano ad urinare anche 20-30 volte al giorno. In Europa ben il 12-13% della popolazione adulta soffre di questi problemi, circa 70 milioni di persone.

"I pazienti che soffrono di certe disfunzioni croniche vescicali e intestinali devono affrontare ogni giorno una vera e propria battaglia", spiega il dottor Sebastio. "La loro vita risulta condizionata da pannolini assorbenti e/o autocateterismo, e talvolta rinunciano a uscire di casa e a fare una normale vita sociale. Questa terapia favorisce il controllo di alcuni disturbi urinari e fecali mediante l’impianto di un sistema che invia lievi impulsi elettrici, attraverso un piccolo elettrocatetere, ai nervi sacrali che controllano i muscoli vescicali, sfinteriali e del pavimento pelvico".

L'impianto del nuovo dispositivo è mininvasivo e si effettua in anestesia locale. Negli studi clinici, la Terapia InterStim II, questo il nome, ha dimostrato di trattare efficacemente alcuni tipi di disturbi correlati al controllo della vescica e dell’intestino in molti pazienti che non avevano ottenuto risultati o non tolleravano altri trattamenti farmacologici. Questa nuova evoluzione tecnica ha superarto la fase di sperimentazione e sono molteplici i pazienti trattati fin dal 2002. La Terapia InterStim è stata infatti indicata come trattamento standard per le disfunzioni croniche urinarie e fecali e viene attualmente applicata nei più importanti Centri di Urologia, NeuroUrologia e Chirurgia italiani. Nel mondo oltre 30.000 pazienti beneficiano di questa terapia. Le indicazioni codificate includono i sintomi della vescica iperattiva, ritenzione urinaria, incontinenza fecale, stipsi e dolore pelvico cronico. Tra l’altro, medici e pazienti possono valutare l’efficacia della terapia con un semplice test, ovvero una stimolazione di prova, prima di procedere all’impianto definitivo del sistema. Con l’impianto definitivo il paziente riceve poi una sorta di telecomando che permette di attivare o sospendere la terapia a seconda della necessità.

Come funziona il pacemaker
Il sistema InterStim II è costituito da un piccolo neurostimolatore, un elettrocatetere e un programmatore per il paziente. La Terapia InterStim funziona mediante la stimolazione elettrica dei nervi sacrali, che controllano la vescica e i muscoli circostanti, i quali presiedono alla funzione dello svuotamento intestinale. I nervi sacrali vengono stimolati attraverso un elettrocatetere che viene posizionato nelle loro vicinanze tramite un introduttore percutaneo, in anestesia locale. L’elettrocatetere è collegato direttamente al nuovo neurostimolatore (poco più grande di una moneta da 2 euro) che viene impiantato in una tasca sottocutanea nella parte superiore del gluteo. Il neurostimolatore invia lievi impulsi elettrici al nervo sacrale attraverso l’elettrocatetere. Il paziente percepisce generalmente una leggera sensazione di formicolio non fastidiosa. Con un programmatore esterno il medico regola lo stimolatore in modo da ottimizzare la terapia per ogni paziente. Attraverso il piccolo telecomando fornitogli in dotazione, il paziente può accendere, spegnere e regolare l’intensità della stimolazione.



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