IRCCS Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza
Thursday, 09 February 2012
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Delicato intervento nella UO di Radiologia Interventistica

Una giovane donna, della provincia di Reggio Calabria, e' stata sottoposta ad un delicato intervento di embolizzazione per occludere un aneurisma che si era formato a livello di arteria renale. Questa importante e innovativa terapia e' stata eseguita in anestesia locale dall’equipe medica dell’Unità Operativa di Radiologia Interventistica dell’Ospedale di Padre Pio, diretta dal dottor Francesco Florio. L’intervento, eseguito per via endovascolare, ha permesso l’occlusione dell'aneurisma grazie all’inserimento nella paziente di spirali di platino della lunghezza di alcune decine di centimetri.

La paziente, da tempo affetta da ipertensione arteriosa non controllabile con la consueta terapia medica, era stata sottoposta ad esame angiografico, che aveva evidenziato la presenza di un aneurisma (dilatazione sacciforme) dell’arteria renale destra (Figura 1). Questo tipo di lesione presenta un elevato rischio di rottura con conseguente grave emorragia e notevoli difficoltà di trattamento: in questo caso, vista anche la posizione dell’aneurisma, l’unica prospettiva consisteva nell’asportazione del rene (nefrectomia) quale unica terapia chirurgica praticabile.
Per salvare il rene, si è provveduto ad effettuare l’embolizzazione dell’aneurisma, con tecnica angiografica, mediante spirali metalliche a distacco elettrico controllato (spirali di Guglielmi), in genere utilizzate per il trattamento degli aneurismi intracranici cerebrali.
L’aneurisma è stato raggiunto mediante un sottile catetere angiografico (microcatetere) (Figura 2), introdotto attraverso l’arteria femorale a livello inguinale; il lume dell’aneurisma è stato completamente riempito di spirali metalliche (Figura 3 e Figura 4) fino ad ottenere la sua totale chiusura. Il rene e la sua funzionalità sono stati completamente salvaguardati; la pressione arteriosa si è normalizzata già nelle prime ore dopo l’embolizzazione.
Nella letteratura scientifica mondiale sono segnalati, al momento, solo altri due o tre casi trattati con tale modalità terapeutica.

L’intervento eseguito dal dottor Florio ha confermato che le tecnologie radiologiche possono essere utilizzate come strumento diagnostico ma anche come mezzo d’intervento in senso terapeutico. La Radiologia Interventistica in campo vascolare è nata in Casa Sollievo nel 1987, quando si cominciò a trattare il restringimento di un’arteria (stenosi) con un palloncino (angioplastica).
L’affinamento delle tecniche e l’evoluzione della Radiologia Interventistica hanno portato ad una vasta gamma di procedure con interventi mini-invasivi passando attraverso le arterie.

In campo vascolare si registra il massimo utilizzo della Radiologia Interventistica: dilatazione delle arterie ristrette, riapertura di quelle chiuse, posizionamento di maglie metalliche (stent) per impedire la riocclusione dei vasi e favorire il deflusso del sangue. Procedure, queste, che si effettuano in anestesia locale con l’inserimento di un catetere attraverso l’arteria femorale, che permette di raggiungere qualunque punto del corpo ed effettuare l’intervento necessario.
Nell’Ospedale di San Giovanni Rotondo una particolare attenzione è riservata agli aneurismi cerebrali che si trattano con l’embolizzazione, una procedura che presenta molto minor rischio ed è meno invasiva per il paziente rispetto a un intervento chirurgico vero e proprio.
Anche in campo oncologico, sono numerose le opportunità terapeutiche offerte dalla Radiologia Interventistica e disponibili in “Casa Sollievo della Sofferenza”: la chemioembolizzazione per i tumori del fegato, la protesizzazione delle vie biliari per i tumori delle vie biliari, la termoablazione con radiofrequenza per i tumori del fegato e polmonari.



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