Portale dell'Opera di Padre Pio
Thursday, 09 February 2012
Chiusura percutanea del forame ovale pervio

Presso l’Unità di Cardiologia dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” diretta dal Dott. Raffaele Fanelli, sono stati finora effettuate 65 procedure di chiusura percutanea del forame ovale pervio (PFO, Patent Foramen Ovale). Nel corso degli interventi (in molti casi eseguiti con l’ausilio dell’ecografia intracardiaca) sono stati applicati tre diversi dispositivi di chiusura, tutti senza complicanze e con buoni risultati finali.
Il Forame ovale è un’apertura che permette, durante il periodo di vita fetale, il passaggio del sangue dall’atrio destro all’atrio sinistro del cuore, e di qui nella circolazione arteriosa generale.
Dopo la nascita, si sviluppa il circolo polmonare per cui aumenta la pressione nell’atrio sinistro e si chiude definitivamente la “membrana” che permetteva il passaggio del sangue.
Il 30% della popolazione conserva tuttavia una piccola pervietà che, seppure clinicamente irrilevante, la fa inserire tra le cardiopatie che possono essere all’origine della cosiddetta ischemia cerebrale da embolia paradossa. In situazioni particolari (sforzi da apnea, colpi di tosse, vomito) la pressione intratoracica può aumentare causando l’apertura del forame ovale e favorire il passaggio “paradosso” di microemboli dal cuore destro (e quindi destinati normalmente al circolo polmonare) al cuore sinistro (destinati quindi al circolo sistemico ed in particolare al cervello).
Nella pratica clinica l’eziologia delle ischemie cerebrali non è sempre di facile riconoscimento. Le cause note sono l’arterosclerosi carotidea o dell’arco aortico, la fibrillazione atriale e le lesioni dei piccoli vasi.
Nel 25%-40% dei casi, ed in particolare nei pazienti giovani, non è individuabile l’origine della malattia tanto da costituire il cosiddetto gruppo degli ictus criptogenetici. L’incidenza di PFO nei pazienti con ictus criptogenetico e attribuibile ad embolia paradossa è significativamente maggiore rispetto alla popolazione generale, riscontrandosi (a seconda delle casistiche), nel 40-70% dei casi.
Oltre ai pazienti con ischemia cerebrale senza altre cause riconoscibili, l’embolia paradossa è chiamata in causa nelle emicranie con o senza aura, nelle amnesie globali transitorie spesso associati a lesioni cerebrali ischemiche.

Per diverse ragioni, la reale incidenza di tale patologia non è facilmente apprezzabile. Il primo passo resta comunque una precisa diagnosi che può scaturire solo dalla stretta collaborazione fra neurologi e cardiologi sensibilizzati, così come avviene nella Casa Sollievo della Sofferenza.
Il trattamento dei pazienti con PFO ed ischemia cerebrale criptogenetica è di di tipo medico (anticoagulanti o, in seconda istanza; aspirina) o di tipo interventistico (chiusura endovascolare o, ormai molto raramente ed in casi selezionatissimi, chiusura chirurgica).
La procedura di chiusura endovascolare del PFO si effettua con una puntura a livello della vena femorale e l’introduzione di cateteri fino all’atrio destro e poi all’atrio sinistro del cuore, con il rilascio a livello del setto interatriale di piccoli dispositivi in grado di chiudere il forame. Il metodo tradizionale prevede l’anestesia generale per poter effettuare l’ecografia transesofagea, necessaria per avere immagini adeguate del setto atriale. In alternativa, si può utilizzare l’ecografia intracardiaca (in questo caso utilizzando come via d’accesso una vena femorale) senza necessità dell’anestesia generale.
La chiusura percutanea del PFO è alternativa a quella medica e secondo recenti ricerche è più efficace e con incidenza minore di recidive rispetto alla terapia medica a base di anticoagulanti o aspirina.

Dati preliminari, confermati anche dalla casistica raccolta presso la Divisione di Cardiologia di San Giovanni Rotondo, hanno confermato i dati presenti in letteratura per quanto riguarda l’incidenza di recidive. Inoltre, si è osservato, nella maggior parte dei pazienti sottoposti ad intervento di chiusura del PFO per ischemia cerebrale e concomitante emicrania, il miglioramento o addirittura la scomparsa dell’emicrania stessa. Tale dato è in linea con numerose, recenti segnalazioni di altri Centri.
Dopo la chiusura i pazienti ricevono un follow-up clinico e strumentale (ecocardiogramma e eco-Doppler transcranico) in ambulatori dedicati (che potremmo definire neuro-cardiologico) nel Poliambulatorio Giovanni Paolo II.



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