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Costringiamo molte volte il Signore nella sala d’attesa della nostra vita
Editoriale di Mons. Domenico D'Ambrosio
Nel 431° anniversario della conversione di San Camillo de’ Lellis l’Arcivescovo D’Ambrosio ha presieduto il 2 febbraio la Messa concelebrata a Manfredonia, nella chiesa di «San Domenico».
Il Signore Gesù ci dà da vivere questo momento di grazia, che è la celebrazione del suo mistero, il mistero della Pasqua, della vita che Egli dona a tutti noi. E oggi, viviamo questa Eucaristia, con una presenza particolare, insolita per questa Chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. È affollata dai seguaci, dai devoti di San Camillo de’ Lellis. C’è la sua grande famiglia, i suoi figli, ormai a noi carissimi, i Padri Camilliani. Poi ci siete voi che venite da varie realtà. Permettete solo un saluto particolare, perché se lo merita, a Bucchianico. C’è il sindaco, c’è la delegazione ufficiale. Bucchianico è la patria di San Camillo.
Oggi celebriamo questo straordinario intreccio voluto dalla Provvidenza. Celebriamo la festa della presentazione del Signore al tempio, e ricordiamo quello straordinario incontro che accadde in questo tempio. In una giornata di festa, di domenica, tanti avevano partecipato all’Eucaristia, e alla porta della chiesa c’era uno strano personaggio, un uomo grande, di statura superiore alla media, che giaceva lì, alla porta della chiesa, a chiedere l’elemosina. E uno dei partecipanti dell’Eucaristia che lo rimprovera: «Come ti permetti, giovane come sei? Vai a lavorare! Ci sono i Padri cappuccini che hanno bisogno di aiuto».
Era lui, proprio Camillo de’ Lellis, che svernava a Manfredonia, con intervalli tra una campagna militare e l’altra. E credo che proprio da questo incontro, davanti a questo tempio, si completa quell’itinerario che poi condurrà Camillo de’ Lellis all’incontro definitivo con il Signore, da cui finalmente si lascia afferrare. Tutto questo accadde qui, tra noi, Manfredonia, San Giovanni Rotondo.
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