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Questa Casa è un dono che Dio ci ha dato
Editoriale di Mons. Domenico D'Ambrosio
Ci stiamo avvicinando al Cinquantesimo dell’Opera di Padre Pio, che celebreremo dal maggio 2006 al maggio 2007. Al di là del programma delle celebrazioni (che vi sarà presentato nelle prossime settimane, e che coinvolgerà le varie realtà vicine alle intuizioni e allo spirito del Santo Fondatore nel concepire la sua Opera), questo incontro, ora, è un’occasione privilegiata, perché mi preme di offrirvi una riflessione opportuna, una lettura, un approfondimento, ai fini anche di una revisione di atteggiamenti nel linguaggio cristiano, soprattutto per chi vive una certa vita di fede.
Noi spesso parliamo di esame di coscienza. Cioè vogliamo interrogarci. Sono cinquant’anni, ed è inevitabile che a distanza di cinquant’anni c’è questo impegno che ci spinge a chiederci se i nostri atteggiamenti, modi di fare, di agire, di servire, rispondano a quella che è la intuizione del Santo Fondatore.
Noi non possiamo sfuggire a questo interrogativo, perché le norme, le regole di vita di questa struttura, di questa Casa, sono quelle dovute, richieste dal particolare servizio che la Casa offre. Questo ci accomuna un po’ a tutte le strutture analoghe, ma il proprium di questa Casa, e quindi le nostre risposte, i nostri atteggiamenti, devono necessariamente derivare e connettersi con la intuizione che è alla base di Chi ha voluto questa Opera.
C’è subito una domanda molto popolare, forse anche un po’ feriale, se così possiamo dire:
Padre Pio sarebbe contento di tutti noi? Padre Pio si sentirebbe soddisfatto del nostro servizio e della fedeltà a questo servizio che noi offriamo, mutuando da lui quello che ci ha detto volendo questa Casa? Padre Pio sarebbe contento dell’atteggiamento con cui sempre, anche quando siamo stanchi, anche quando siamo gravati da problemi particolari nostri, personali, ma problemi che magari la struttura moltiplica a dismisura?
Dunque, Padre Pio sarebbe contento dell’atteggiamento con il quale sempre accogliamo e osserviamo quello che lui diceva: «Gesù presente nell’ammalato e Gesù presente due volte nell’ammalato povero, nell’ammalato solo, nell’ammalato che non ha nessuno?». E i nostri ospiti, gli ammalati, sono sempre contenti di noi, della nostra disponibilità, della nostra pazienza, del nostro servizio? Padre Pio sarebbe contento di quello che io faccio, del modo come vivo questa tremenda responsabilità?
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