Portale dell'Opera di Padre Pio
venerdì, 30 luglio 2010
Progetto "Due gocce di speranza"
Un nuovo strumento per combattere i tumori: PET
Intervista al dott. Vincenzo Frusciante, primario di Medicina Nucleare,
tratta dalla rivista "La Casa Sollievo della Sofferenza", organo ufficiale dei Gruppi di Preghiera.

ImageUna rivoluzione nella diagnosi e nel trattamento del cancro

1. Che cos'è la PET?
2. Quali sono i principi del suo funzionamento?
3. Combinazione PET e TAC
4. Uno studio PET-TAC in termini di immagini
5. Vantaggi dell'acquisizione contemporanea PET-TAC
6. Le potenzialità diagnostiche di questa tecnologia
7. Utilità nel trattamento della malattia
8. Permette di evitare procedure invasive?
9. Trattamento delle malattie con radioterapia esterna
10. Conclusioni


Il titolo dalla sua relazione, da noi riprodotto integralmente, parla di una «rivoluzione» nella diagnosi e nel trattamento dei tumori con la nuova apparecchiatura chiamata PET. Può spiegare ai nostri lettori di che si tratta?

La PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) è oggi lo strumento più importante e innovativo nella diagnostica per immagini del cancro. Si tratta di una camera che rileva con alta risoluzione le funzioni biologiche del corpo umano, e mostra, spesso con disarmante evidenza, i siti di accumulo delle cellule tumorali.

Quali sono i principi del suo funzionamento?

Innanzitutto, l’apparecchiatura non emette radiazioni, ma rileva le radiazioni beta emesse dal paziente. Prima di avviare la scansione di rilevazione, al paziente viene somministrato per via venosa uno zucchero (desossiglucosio) marcato con un nuclide radioattivo beta emittente (il fluoro-18). Durante la scansione la PET rileva i fotoni ad alta energia emessi dal paziente, e in tal modo localizza, in maniera precisissima, le sedi di accumulo dello zucchero che è stato somministrato. Il computer che gestisce la macchina riassembla tutti i dati ricevuti e produce immagini tridimensionali della distribuzione dello zucchero radiomarcato nel corpo. Talvolta è possibile scoprire lesioni di dimensioni piccole sino a un minimo di 5 mm, se l’accumulo del fluorodesossiglucosio è sufficientemente intenso.

Nella sua relazione, lei parla di un «ulteriore recentissimo avanzamento nella tecnologia PET». In che consiste?

principi Pet-TacNell’associazione alla PET di una TAC (Tomografia computerizzata); questa fusione delle due modalità diagnostiche in un’unica apparecchiatura permette di indagare gli stessi segmenti corporei sia con immagini PET (di natura biologica) sia con immagini TAC (morfologiche); ciò avviene in immediata sequenza temporale senza muovere il paziente tra le due indagini. Nella foto vi mostriamo l’apparecchiatura PET-TAC, in alto a sinistra.

pet-tacLa foto a destra mostra l’apparecchio che produce, sul posto e subito prima dell’esame, il fluoro-18 che deve rendere radioattivo lo zucchero da somministrare al paziente: trattasi di un acceleratore di particelle nucleari, il ciclotrone.

pet-tacLa foto a sinistra mostra, infine, il laboratorio di radiochimica dove il fluoro-18, ottenuto dal ciclotrone, viene legato allo zucchero. È così pronta la sostanza che servirà all’esame del corpo con l’apparecchiatura PET-TAC.

In pratica in che cosa si concretizza, in termini di immagini, uno studio PET-TAC?

Lo illustriamo con questa foto:
pet-taca sinistra, vi sono due immagini. La prima mostra una sezione del corpo indagata con la PET. La seconda mostra la stessa sezione indagata con la TAC.

pet-tacNell’immagine a destra vediamo la sovrapposizione delle due immagini. Ciò consente di localizzare con assoluta precisione l’area di iperaccumulo del radiozucchero, evidenziata in giallo.

Quali sono i vantaggi di questa acquisizione contemporanea PET-TAC ai fini dello studio dei tumori?

I vantaggi apportati da questa associazione sono enormi, in quanto la TAC permette di identificare correttamente la sede anatomica in cui è presente il reperto patologico evidenziato dalla PET. D’altra parte, i vantaggi sono notevolissimi anche per la TAC, in quanto l’associazione con la PET consente molto spesso di attribuire a reperti anatomici di incerta interpretazione un significato di benignità o malignità. Ormai tutte le apparecchiature vendute da alcuni mesi a questa parte sono PET/TAC. È rarissima la commercializzazione di sole PET. La PET/TAC sta anche notevolmente cambiando i percorsi formativi dei medici addetti a queste apparecchiature, perché è divenuto inderogabilmente necessario integrare le conoscenze di Medicina Nucleare inerenti l’imaging funzionale PET con una competenza in fatto di anatomia transassiale TAC.

É possibile sapere a quali quesiti, per lo meno quelli più importanti, può rispondere questa tecnologia avanzata PET-TAC?

Innanzitutto, un reperto occasionalmente scoperto alle indagini morfologiche tradizionali (radiografia del torace, TAC, radiografie dello scheletro etc.) è spesso di incerta interpretazione. La PET ne chiarisce l’ eventuale natura maligna e può anche mostrare tutte le altre sedi di localizzazione della malattia durante la stessa indagine, in quanto la rilevazione interessa tutto il corpo. Vediamo ciò in pratica, guardando questa immagine che si riferisce a un paziente già operato di cancro polmonare.
carcinoma
La TAC di controllo ha evidenziato un nodulo sospetto in sede paraortica. La PET-TAC conferma la malignità di tale nodulo e mostra una ulteriore lesione a livello della 5° vertebra lombare. La PET/TAC appare pertanto fondamentale nella stadiazione e ristadiazione di molte neoplasie.

Tutto questo, comprendiamo, è un grande vantaggio per la diagnosi esatta della parte malata. Nel titolo, lei ha evidenziato anche l’utilità della nuova tecnologia nel trattamento della malattia. In che modo ciò avviene?

La PET-TAC consente anche di monitorare nel tempo l’ efficacia dei trattamenti terapeutici a cui il paziente è sottoposto.

Guardiamo questa immagine:
linfoma mostra il reperto di un paziente affetto da linfoma con multiple ed estese localizzazioni. In particolare è evidente una voluminosa massa rettale.

Guardiamo quest’altra:
linfoma
mostra che nello stesso paziente, dopo il trattamento, è residuato solo un piccolissimo focolaio neoplastico.

Leggo nella sua relazione che, oltre a quanto prima esposto, la PET ha anche un altro vantaggio molto grande: quello di evitare delle procedure prima obbligate nello studio dei pazienti neoplastici.

Sì. Permette di evitare molte procedure anche invasive (per esempio: chirurgia esplorativa o biopsia), in quanto fornisce con una sola indagine una accurata possibilità di diagnosi di malignità nella lesione sospetta, e in tutto il corpo. Ad esempio, una lesione nodulare polmonare che mostra un intenso accumulo di fluoro-desossiglugosio è con ogni probabilità maligna. E si può pertanto passare al necessario programma terapeutico, evitando al paziente un intervento chirurgico o una biopsia per ottenere la diagnosi. È altresì evidente che la PET, fornendo un quadro complessivo della disseminazione della malattia tumorale in tutto il corpo, consente di scegliere il miglior approccio terapeutico per un certo paziente: chirurgia, trattamento per via sistemica con chemioterapici.

Nella sua relazione lei, parla di un altro importantissimo campo di applicazione della PET-TAC nel trattamento delle malattie con radioterapia esterna.

Sì, un altro rilevantissimo campo di applicazione della PET è la sua associazione alla TAC nell’ allestimento dei piani di trattamento per radioterapia esterna. Infatti la TAC dà un quadro di estensione della malattia tumorale legato solo ad aspetti morfoanatomici; la PET con fluorodesossiglucosio permette di rilevare in maniera precisa l’estensione e la dislocazione delle aree di reale attività della malattia consentendo pertanto una personalizzazione su basi biologiche del piano di trattamento e il massimo risparmio degli organi vitali compatibile con un efficace trattamento.

Guardiamo la figura qui sotto:
carcinoma
mostra il piano radioterapico di trattamento di un cancro polmonare disegnato su una PET/TAC.

E guardiamo quest’altra:
recidiva
si riferisce ad un paziente affetto da linfoma già trattato ed arrivato all’attenzione dei clinici per un sospetto di recidiva posto su basi cliniche (prurito, vampate di calori, rialzo dell’ LDH). L’ecografia era negativa. La PET/CT mostra chiaramente due piccole aree linfonodali di ripresa di malattia.

In conclusione, quale rivoluzione sta portando la PET-TAC nel mondo della diagnostica e della terapia del cancro?

La PET-CT sta cambiando il modo stesso di concepire i protocolli diagnostico terapeutici di numerose neoplasie e ancor più opererà in questa direzione nel futuro in quanto la sintesi di nuovi radiofarmaci beta emittenti sta aprendo entusiasmanti frontiere circa la conoscenza della biologia del cancro. La PET ha consentito un salto in avanti enorme in quanto ha permesso di passare dall’imanging fondato su basi morfologiche allo studio nel paziente (in vivo e quindi non solo in laboratorio) dei processi biochimici.
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