Scuola Ospedaliera Paritaria
"Casa Sollievo della Sofferenza"
Poliambulatorio "Giovanni Paolo II" presso la sezione di Oncoematologia Pediatrica
Tel 0882 416238 Email scuola@operapadrepio.it
Leggi le nostre storie
“Ho capito che se veramente una cosa la si vuole con tutte le forze, anche se è quasi impossibile, la si può avere...”
Sinceramente all’inizio non ero contenta del fatto di dovermi ricoverare, anche se la voglia di guarire era tanta. La parola “ospedale” la paragonavo a solitudine, tristezza, mentre dopo ho capito che in fondo, in ogni cosa anche in quella più brutta, c’è il lato positivo.
Qui, pur lontano da casa e dai miei amici ho incontrato tanta gente pronta ad aiutarmi, a farmi coraggio, a farmi capire che bisogna aiutarsi l’un l’altro per poter andare avanti.
Durante i primi giorni non vedevo che il lato negativo della situazione, ero un po’ confusa, spaesata. Dopo ho capito che dovevo mettercela tutta per ricominciare a star bene. Mi hanno dato la forza di andare avanti, soprattutto ci sono bambini malati le cui speranze di guarigione sono pochissime. Così paragonando le loro sofferenze alle mie ho capito che dovevo farcela. Da questa esperienza ho capito che se veramente una cosa la si vuole con tutte le forze, anche se è quasi impossibile, la si può avere.
Chiara, 13 anni

storia

“Io ringrazio tanto chi mi ha donato il sangue anche se non lo conoscerò mai...”
La donazione … un atto d’amore prima che terapeutico. Tante persone ed alcuni bambini per motivi di salute hanno bisogno di sangue. I donatori sono delle persone “speciali”, danno il loro sangue e così salvano tante vite umane. Queste persone “speciali” non conoscono chi riceverà il loro sangue ma lo fanno lo stesso.
Questo è un “atto d’amore” verso chi sta male. Anche io sono stato un po’ male e mi hanno fatto una trasfusione. Io ringrazio tanto chi mi ha donato il sangue anche se non lo conoscerò mai. Un amico mio di nome Francesco fa come me chemioterapia, quando si abbassano i valori gli fanno la trasfusione. Se non ci fossero i donatori quanti bambini starebbero ancora più male. Grazie, grazie a tutti i donatori, che dando il loro sangue fanno prima di tutto un atto d’amore e poi terapeutico.
Andrea, 11 anni

“Io mi sentivo triste ma grazie a Dio e mio padre, mia madre, i miei zii, i miei cugini, i miei nonni e i miei amici ho avuto tanta forza per affrontare questa malattia…”
La mia storia inizia ben tre anni fa. Io ero un bambino come tutti gli altri. A me piaceva un sacco giocare a calcio, così mio padre decise di iscrivermi a calcetto, dopo una settimana non mi sentii bene. Io ero un bambino vivace e non mi ero sentito mai male; nella mia vita avevo avuto solo qualche volta la febbre.
Con questa malattia ora mi sento soffocare perché non stavo mai un minuto fermo. Non stavo mai dentro casa, andavo correndo a destra e sinistra, andavo facendo casette sugli alberi, andavo dietro le cave, per la campagna, nella sala giochi; ora non posso fare quasi niente delle cose che facevo prima.
Io mi sentivo triste ma grazie a Dio e mio padre, mia madre, i miei zii, i miei cugini, i miei nonni e i miei amici ho avuto tanta forza per affrontare questa malattia. Io solo una cosa vorrei dire al signore: Fa guarire me e gli altri come me.
Giorgio, 13 anni

storia

“Da questa esperienza ho capito che la vita bisogna viverla in ogni attimo perché non sai mai cosa ti nasconde il futuro…”
Ciao a tutti! Mi presento: sono Carmen e sono ricoverata nel poliambulatorio di San Giovanni Rotondo da un po’ di tempo.
Ora vi racconto la mia storia: tutto comincia alla metà di ottobre con un piccolo dolore alla gamba sinistra, un’influenza persistente e una notevole mancanza d’appetito. Così una mattina mia madre decide di ricoverarmi in ospedale. Qui ho fatto diversi controlli, tra questi le analisi del sangue con le quali si è scoperto che avevo un’infezione al sangue. La mattina seguente mi portarono nel reparto di pediatria oncologia dove mi hanno fatto l’esame del midollo e mi hanno diagnosticato una Leucemia Acuta Linfoblastica. Cominciarono così le prime trasfusioni di sangue e piastrine perché i valori erano bassi.
Dentro di me sentivo che c’era qualcosa che non andava però nessuno mi diceva niente, così una mattina ho chiesto ai dottori di dirmi tutto ciò che dovevo sapere. Purtroppo quella era la realtà e dovevo accettarla. In quel periodo tutto sembrava andare storto, pensavo alla scuola che non potevo frequentare, pensavo agli amici, sembrava che in quel momento la mia vita si fosse fermata. Così passarono diversi mesi. Mi riprendo moralmente e fisicamente e lentamente ricomincio a vivere e a sorridere. Ora ho quasi finito tutta la terapia e mi sento un’altra persona, più forte, più grande e più sicura. Questa esperienza mi ha fatto crescere e capire tante cose. Mi ha fatto conoscere il significato delle parole amare, vivere e lottare.
Ho capito quali sono le vere emozioni, quelle che toccano dentro. Inoltre grazie a questa esperienza ho capito chi sono i veri amici. Ho capito che l’amicizia vera nasce in questi luoghi, in questa situazione l’amicizia che nasce dura per sempre ed è basata solo nel capirsi, nel volersi bene e nell’aiutarsi ad affrontare la vita.
Da questa esperienza ho capito che la vita bisogna viverla in ogni attimo perché non sai mai cosa ti nasconde il futuro.
Carmelina, 15 anni


Privacy policy | Termini e Condizioni d'uso | Il Portale

2006 © copyright della Fondazione di Religione e di Culto Casa Sollievo della Sofferenza - San Giovanni Rotondo (FG)
Registrazione al Tribunale di Foggia n. 425 del 24.03.2007
- tutti i diritti sono riservati -
p.i. 00138660717