Emergenza COVID-19

Conferenza Episcopale Pugliese

Giovedì, 15 Marzo 2007 12:13

I Vescovi della Puglia, con il loro presidente Arcivescovo Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, hanno tenuto a San Giovanni Rotondo, alla fine di gennaio, una sessione della CEP (Conferenza Episcopale Pugliese). Le riunioni si sono tenute al Centro di Accoglienza della Casa Sollievo. Il 30 mattina hanno celebrato la Messa nella cripta di Padre Pio, con l’Arcivescovo della Diocesi Monsignor D’Ambrosio, del quale pubblichiamo l’omelia.

Omelia
Carissimi fratelli dell’Episcopato, grazie per il dono di questa Eucaristia in questo luogo così importante e significativo per tutti noi, che qui viviamo e operiamo nel servizio a Cristo piagato e sofferente, tenendo fisso lo sguardo sul modello autentico del Cristo crocifisso che è San Pio da Pietrelcina.

Questa Eucaristia che condividiamo, si situa nei lavori della nostra assemblea, e tutti voi, fratelli e sorelle che partecipate a questa Eucaristia, siete invitati a pregare per tutti noi che siamo al vostro servizio, perché quello che nel nome del Signore a voi indichiamo sia il segno di quell’affetto grande che vuole aiutare tutti a crescere fino a raggiungere la piena maturità in Cristo Gesù.
Ma ci fa compagnia come sempre, in questa fatica all’inizio di questo giorno, il Signore. Che ci parla e ci indica dove il nostro sguardo deve fissarsi, dove dobbiamo lasciarci raggiungere e afferrare, prendere dal Cristo.
L’autore della lettera agli Ebrei ci pone davanti un’immagine molto bella. C’è questa corsa e ci sono questi testimoni. È bello pensare che la nostra vita può essere vissuta come una gara. San Paolo, anche lui, diverse volte nelle sue lettere, ricorrerà a questa immagine. Dobbiamo correre tenendo fisso lo sguardo su Gesù, ma non siamo soli in questa corsa. Al nostro fianco, a destra e a sinistra, ci sono gli spettatori interessati che ci sostengono, che ci incitano ad andare avanti, Ma non dobbiamo lasciarci distrarre né a destra né a sinistra. Siamo circondati da un gran numero di testimoni.

Il capitolo precedente indica quali sono questi testimoni, tutti illustri dell’Antico Testamento. I nostri testimoni che ci circondano, ci sostengono, fanno il tifo per noi, sono i nostri Santi, ma il nostro sguardo è su Gesù. È Lui che cerchiamo. E tentiamo di liberarci da ogni peso, come ogni buon atleta che deve eliminare tutto ciò che possa impedire l’agilità dei suoi movimenti. Dobbiamo liberarci dal peso dei nostri peccati, per andare lì a Lui, non smarrirlo mai. Oltre tutto è Lui, come ci dice il brano del Vangelo, è Lui che ci cerca, come cerca la donna che gli ha toccato il lembo del mantello. Egli guardava intorno per vedere colei che aveva fatto questo.

Non è uno sguardo qualsiasi, è uno sguardo che cerca. La salvezza, il miracolo accade non per effetti magici, ma perché si realizza quell’incontro personale con Lui, con il Cristo.
Noi fissiamo lo sguardo su di Lui, Lui fissa lo sguardo su di noi; e in questo incontro matura e cresce la nostra fede: «La tua fede ti ha salvato». Non sempre, purtroppo, riusciamo a toccare il lembo del suo mantello. Oppressi dai nostri limiti, appesantiti dalle nostre miserie, questa corsa a volte si inceppa, ci stanchiamo, ci fermiamo. E Gesù va oltre. Ma lo abbiamo davanti.

Non riusciamo neanche a toccare il lembo del suo mantello, perché sono momenti in cui diventiamo uomini di poca fede. Non abbiamo bisogno di Lui, vorremmo farne a meno, perché ci fidiamo dei nostri mezzi, ci fidiamo delle nostre capacità.
Deponiamo tutto ciò che è di peso per poter correre dietro a Cristo. È Lui che è davanti. Accanto ci sono i testimoni che ci aiutano. Fissiamo Lui, non possiamo perderlo nel momento in cui sparisce all’orizzonte. C’è qualche altra realtà che prende il suo posto, ma Lui continua a cercarci. Lasciamoci guardare da Lui. Fissiamo desiderosi di poter imprimere in noi le fattezze del suo volto, i connotati del suo nome.

†Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo

I Vescovi della Puglia, con il loro presidente Arcivescovo Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, hanno tenuto a San Giovanni Rotondo, alla fine di gennaio, una sessione della CEP (Conferenza Episcopale Pugliese). Le riunioni si sono tenute al Centro di Accoglienza della Casa Sollievo. Il 30 mattina hanno celebrato la Messa nella cripta di Padre Pio, con l’Arcivescovo della Diocesi Monsignor D’Ambrosio, del quale pubblichiamo l’omelia.

Omelia
Carissimi fratelli dell’Episcopato, grazie per il dono di questa Eucaristia in questo luogo così importante e significativo per tutti noi, che qui viviamo e operiamo nel servizio a Cristo piagato e sofferente, tenendo fisso lo sguardo sul modello autentico del Cristo crocifisso che è San Pio da Pietrelcina.

Questa Eucaristia che condividiamo, si situa nei lavori della nostra assemblea, e tutti voi, fratelli e sorelle che partecipate a questa Eucaristia, siete invitati a pregare per tutti noi che siamo al vostro servizio, perché quello che nel nome del Signore a voi indichiamo sia il segno di quell’affetto grande che vuole aiutare tutti a crescere fino a raggiungere la piena maturità in Cristo Gesù.
Ma ci fa compagnia come sempre, in questa fatica all’inizio di questo giorno, il Signore. Che ci parla e ci indica dove il nostro sguardo deve fissarsi, dove dobbiamo lasciarci raggiungere e afferrare, prendere dal Cristo.
L’autore della lettera agli Ebrei ci pone davanti un’immagine molto bella. C’è questa corsa e ci sono questi testimoni. È bello pensare che la nostra vita può essere vissuta come una gara. San Paolo, anche lui, diverse volte nelle sue lettere, ricorrerà a questa immagine. Dobbiamo correre tenendo fisso lo sguardo su Gesù, ma non siamo soli in questa corsa. Al nostro fianco, a destra e a sinistra, ci sono gli spettatori interessati che ci sostengono, che ci incitano ad andare avanti, Ma non dobbiamo lasciarci distrarre né a destra né a sinistra. Siamo circondati da un gran numero di testimoni.

Il capitolo precedente indica quali sono questi testimoni, tutti illustri dell’Antico Testamento. I nostri testimoni che ci circondano, ci sostengono, fanno il tifo per noi, sono i nostri Santi, ma il nostro sguardo è su Gesù. È Lui che cerchiamo. E tentiamo di liberarci da ogni peso, come ogni buon atleta che deve eliminare tutto ciò che possa impedire l’agilità dei suoi movimenti. Dobbiamo liberarci dal peso dei nostri peccati, per andare lì a Lui, non smarrirlo mai. Oltre tutto è Lui, come ci dice il brano del Vangelo, è Lui che ci cerca, come cerca la donna che gli ha toccato il lembo del mantello. Egli guardava intorno per vedere colei che aveva fatto questo.

Non è uno sguardo qualsiasi, è uno sguardo che cerca. La salvezza, il miracolo accade non per effetti magici, ma perché si realizza quell’incontro personale con Lui, con il Cristo.
Noi fissiamo lo sguardo su di Lui, Lui fissa lo sguardo su di noi; e in questo incontro matura e cresce la nostra fede: «La tua fede ti ha salvato». Non sempre, purtroppo, riusciamo a toccare il lembo del suo mantello. Oppressi dai nostri limiti, appesantiti dalle nostre miserie, questa corsa a volte si inceppa, ci stanchiamo, ci fermiamo. E Gesù va oltre. Ma lo abbiamo davanti.

Non riusciamo neanche a toccare il lembo del suo mantello, perché sono momenti in cui diventiamo uomini di poca fede. Non abbiamo bisogno di Lui, vorremmo farne a meno, perché ci fidiamo dei nostri mezzi, ci fidiamo delle nostre capacità.
Deponiamo tutto ciò che è di peso per poter correre dietro a Cristo. È Lui che è davanti. Accanto ci sono i testimoni che ci aiutano. Fissiamo Lui, non possiamo perderlo nel momento in cui sparisce all’orizzonte. C’è qualche altra realtà che prende il suo posto, ma Lui continua a cercarci. Lasciamoci guardare da Lui. Fissiamo desiderosi di poter imprimere in noi le fattezze del suo volto, i connotati del suo nome.

†Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo

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