Emergenza COVID-19

Celebrazione Eucaristica, terzo Martedì di Quaresima

Lunedì, 18 Marzo 2013 09:18

Omelia di S.E. Mons. Michele Castoro
Casa Sollievo della Sofferenza - 5 marzo 2013

Cari fratelli e sorelle!
1. Ogni anno, la Quaresima ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani, e ci stimola a riscoprire la misericordia di Dio perché diventiamo, a nostra volta, più misericordiosi verso i fratelli.
Riscoprire la misericordia di Dio. Abbiamo ascoltato nella Prima Lettura la bellissima preghiera di Azaria: “Non ci abbandonare fino in fondo, Signore, per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia…” (Dan 3, 34-35). Come disporci a ricevere misericordia da Dio? E’ ancora Azaria che ci viene in soccorso e ci invita a presentarci “con il cuore contrito e con lo spirito umiliato” e a seguirlo “con tutto il cuore”. Il profeta ci rassicura: la fedeltà di Dio alle promesse non viene meno; la grandezza della sua misericordia può ancora traboccare in benevolenza e benedizione sul popolo dell’alleanza e perciò su tutti noi.
Sant’Ambrogio scrive: “Dio creò l’uomo per avere qualcuno a cui perdonare”.

2. In questo tempo di Quaresima, facciamo in modo da riscoprire la misericordia di Dio, magari con una bella confessione generale, con una vera revisione di vita, con l’intento di voltare le spalle al peccato e avvicinarci in modo inequivocabile al Signore. Ritrovando la pace con Dio, ritroveremo la pace con noi stessi e ci disporremo a vivere in pace con gli altri. Sì, una volta riscoperta la misericordia di Dio, diverremo noi stessi più misericordiosi verso gli altri. A ben riflettere, forse c’è qualcuno che attende il nostro perdono o qualcuno a cui chiedere perdono.
Del perdono ci parla il Vangelo di oggi. L’interlocutore di Gesù è Pietro, il quale si dice disposto a perdonare “fino a sette volte”. In risposta, Gesù dilata all’infinito i confini del perdono. E’ la mentalità nuova cui il cristiano è chiamato. In ragione della sua paradossalità, Gesù la illustra con una parabola: il servo che è stato largamente perdonato non riesce a perdonare a sua volta. La grazia ricevuta non gli ha trasformato il cuore. Per questo egli attira su di sé l’inevitabile giudizio divino. Il perdono di Dio è reso vano, se non permettiamo che esso ci riplasmi a immagine e somiglianza di lui, che è un Dio “pietoso e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore”.
L’insegnamento è chiaro: il perdono dell’uomo al suo fratello condiziona il perdono del Padre. Anche nella preghiera del Padre Nostro diciamo: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

3. In queste settimane sembra che il tempo abbia subito delle accelerazioni, tanti sono i segni che il Signore ha messo sul nostro cammino: anzitutto la Quaresima in questo Anno della fede, voluto per indurci ad una testimonianza di vita autentica; poi l’inaspettata e coraggiosa decisione di Papa Benedetto XVI, che ci spinge a guardare con occhi nuovi il ministero di Pietro e il cammino della Chiesa, e infine l’accompagnamento spirituale dei Cardinali in Conclave per l’elezione del nuovo Papa che il Signore vorrà donarci.
Don Giuseppe Dossetti, prima uomo politico e poi monaco, un giorno diceva che l’esperienza di Chiesa è una grande esperienza di povertà perché nessuno sarà mai adeguato a svolgere il compito che gli è affidato. Chi può essere degno di essere Successore di Pietro, Vicario di Cristo? Chi può ritenersi degno di essere maestro della fede e pastore di un popolo come è chiamato ad essere un Vescovo? Qual è quel giovane prete che non trema a sentirsi chiamare Padre da uno molto più grande di lui? Dio sceglie le cose umili per confondere le grandi, le cose deboli per confondere le forti perché nessuno si glorifichi dinanzi a Lui.
È bello pensare così al Collegio dei Cardinali, come a uomini consapevoli delle loro povertà, che si accingono a fare qualcosa più grande di loro per cui hanno bisogno soltanto dell’aiuto di Dio. Perciò il popolo cristiano è in preghiera perché il Signore scelga, come sicuramente avverrà, il più povero di tutti, colui che possa essere riempito dallo Spirito Santo, Colui in cui Cristo si possa riconoscere e tutti coloro che cercano il Signore possano vedere in Lui la Sua immagine e possa essere riconosciuto, come era stato definito Giovanni Paolo II, “Il Padre spirituale dell’umanità”.
La Madonna, che radunò gli apostoli nel cenacolo e li indusse alla preghiera in attesa dello Spirito Santo, in questi giorni sia accanto alla Chiesa in preghiera assidua e fiduciosa. Così sia.
+ Michele Castoro, arcivescovo

Omelia di S.E. Mons. Michele Castoro
Casa Sollievo della Sofferenza - 5 marzo 2013

Cari fratelli e sorelle!
1. Ogni anno, la Quaresima ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani, e ci stimola a riscoprire la misericordia di Dio perché diventiamo, a nostra volta, più misericordiosi verso i fratelli.
Riscoprire la misericordia di Dio. Abbiamo ascoltato nella Prima Lettura la bellissima preghiera di Azaria: “Non ci abbandonare fino in fondo, Signore, per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia…” (Dan 3, 34-35). Come disporci a ricevere misericordia da Dio? E’ ancora Azaria che ci viene in soccorso e ci invita a presentarci “con il cuore contrito e con lo spirito umiliato” e a seguirlo “con tutto il cuore”. Il profeta ci rassicura: la fedeltà di Dio alle promesse non viene meno; la grandezza della sua misericordia può ancora traboccare in benevolenza e benedizione sul popolo dell’alleanza e perciò su tutti noi.
Sant’Ambrogio scrive: “Dio creò l’uomo per avere qualcuno a cui perdonare”.

2. In questo tempo di Quaresima, facciamo in modo da riscoprire la misericordia di Dio, magari con una bella confessione generale, con una vera revisione di vita, con l’intento di voltare le spalle al peccato e avvicinarci in modo inequivocabile al Signore. Ritrovando la pace con Dio, ritroveremo la pace con noi stessi e ci disporremo a vivere in pace con gli altri. Sì, una volta riscoperta la misericordia di Dio, diverremo noi stessi più misericordiosi verso gli altri. A ben riflettere, forse c’è qualcuno che attende il nostro perdono o qualcuno a cui chiedere perdono.
Del perdono ci parla il Vangelo di oggi. L’interlocutore di Gesù è Pietro, il quale si dice disposto a perdonare “fino a sette volte”. In risposta, Gesù dilata all’infinito i confini del perdono. E’ la mentalità nuova cui il cristiano è chiamato. In ragione della sua paradossalità, Gesù la illustra con una parabola: il servo che è stato largamente perdonato non riesce a perdonare a sua volta. La grazia ricevuta non gli ha trasformato il cuore. Per questo egli attira su di sé l’inevitabile giudizio divino. Il perdono di Dio è reso vano, se non permettiamo che esso ci riplasmi a immagine e somiglianza di lui, che è un Dio “pietoso e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore”.
L’insegnamento è chiaro: il perdono dell’uomo al suo fratello condiziona il perdono del Padre. Anche nella preghiera del Padre Nostro diciamo: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

3. In queste settimane sembra che il tempo abbia subito delle accelerazioni, tanti sono i segni che il Signore ha messo sul nostro cammino: anzitutto la Quaresima in questo Anno della fede, voluto per indurci ad una testimonianza di vita autentica; poi l’inaspettata e coraggiosa decisione di Papa Benedetto XVI, che ci spinge a guardare con occhi nuovi il ministero di Pietro e il cammino della Chiesa, e infine l’accompagnamento spirituale dei Cardinali in Conclave per l’elezione del nuovo Papa che il Signore vorrà donarci.
Don Giuseppe Dossetti, prima uomo politico e poi monaco, un giorno diceva che l’esperienza di Chiesa è una grande esperienza di povertà perché nessuno sarà mai adeguato a svolgere il compito che gli è affidato. Chi può essere degno di essere Successore di Pietro, Vicario di Cristo? Chi può ritenersi degno di essere maestro della fede e pastore di un popolo come è chiamato ad essere un Vescovo? Qual è quel giovane prete che non trema a sentirsi chiamare Padre da uno molto più grande di lui? Dio sceglie le cose umili per confondere le grandi, le cose deboli per confondere le forti perché nessuno si glorifichi dinanzi a Lui.
È bello pensare così al Collegio dei Cardinali, come a uomini consapevoli delle loro povertà, che si accingono a fare qualcosa più grande di loro per cui hanno bisogno soltanto dell’aiuto di Dio. Perciò il popolo cristiano è in preghiera perché il Signore scelga, come sicuramente avverrà, il più povero di tutti, colui che possa essere riempito dallo Spirito Santo, Colui in cui Cristo si possa riconoscere e tutti coloro che cercano il Signore possano vedere in Lui la Sua immagine e possa essere riconosciuto, come era stato definito Giovanni Paolo II, “Il Padre spirituale dell’umanità”.
La Madonna, che radunò gli apostoli nel cenacolo e li indusse alla preghiera in attesa dello Spirito Santo, in questi giorni sia accanto alla Chiesa in preghiera assidua e fiduciosa. Così sia.
+ Michele Castoro, arcivescovo

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