Emergenza COVID-19

Padre Franco: "Insieme, nel nome del Signore per chi crede e nel nome della Scienza per chi ci cura"

Domenica, 05 Aprile 2020 20:59

Le parole di amore e fede che hanno segnato, forse come poche volte nella storia, la Domenica delle Palme di Casa Sollievo della Sofferenza

Sul pronao dell'Opera del nostro Padre fondatore, nel pomeriggio di domenica 5 aprile, abbiamo assistito ad uno dei momenti più toccanti da quando la quotidianità delle nostre vite è stata stravolta da questo nemico invisibile che ci ha resi improvvisamente tutti più vulnerabili, tutti più uguali, tutti più fratelli.

 

Al cospetto del monumentale ingresso della Casa Sollievo della Sofferenza e della santa immagine di San Pio da Pietrelcina si sono ritrovati rappresentanti di operatori sanitari e socio-sanitari, Protezione Civile, Forze dell'Ordine e delegati di Istituzioni civili e religiose, per un intenso momento di supplica e preghiera presieduto dal nostro Vescovo Padre Franco Moscone.

 

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In una giornata resa ancora più irreale dal silenzio del luogo, Padre Franco ha voluto portare personalmente la propria riconoscenza a quanti in questi giorni e ormai da mesi sono in prima linea nella lotta contro un nemico che non abbiamo scelto.

 

Il primo affettuoso pensiero è stato per gli ammalati, coloro i quali “rendono presente in modo singolare la persona stessa del Signore, nei quali Egli si identifica rendendo come rivolto a Se ogni gesto compiuto in loro favore” per poi subito dopo rivolgere le stesse parole di preghiera proprio a coloro i quali giorno dopo giorno si adoperano a compiere sempre più gesti di solidarietà in favore della Casa e della comunità tutta: forze dell'ordine, operatori volontari, associazioni di aiuto e chiunque altro in questi giorni si prodiga al sostegno dell'altro “perché chi soffre possa trovare in loro sollievo, serenità e salute”.

 

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Ribadendo ancora una volta le parole del Santo Padre celebrate in una Piazza San Pietro tristemente vuota, Padre Franco ha ricordato a tutti che solo insieme possiamo salvarci, solo nella comunità con l'altro possiamo oggi provare ad affrontare quella nebbia fitta che pare non volersi diradare, “insieme nel nome del Signore per chi crede e nel nome della scienza per chi ci cura, nel nome del buon senso che accomuna tutte le persone e nel nome dell'umanità che ci rende tutti fratelli e soggetti alla medesima situazione, alla medesima storia, sulla medesima barca”.

 

Dopo aver impartito il sacramento della confessione in forma di assoluzione generale con indulgenza plenaria, il nostro Vescovo ha ringraziato ancora una volta i medici, gli infermieri, e tutti i presenti affinché, nel fare proprio questo momento, lo possano poi condividere con quanti come loro stanno combattendo giorno dopo giorno una battaglia che deve essere assolutamente vinta, affinché la distanza che stiamo sperimentando oggi “possa farci ritrovare più solidali anche domani”.

 

 

Parole di preghiera e gratitudine cui sono seguite le note dell'Inno di Mameli e il lungo applauso di associazioni e istituzioni che hanno voluto far sentire il proprio grazie dispiegano le sirene dei propri mezzi per rendere così omaggio a quanti, da dietro i vetri del nostro ospedale, erano lì a combattere per la nostra salute.

 

Perché, se a noi è in fondo stato chiesto solo di restare a casa, a loro è stato chiesto qualcosa di molto più grande. Per questo e perché presto da quelle mascherine possano tornare i sorrisi, Grazie! (R.G.)

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