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Emanuele Brunatto, figlio spirituale di Padre Pio, è tornato a San Giovanni Rotondo

Sabato, 26 Settembre 2020 13:34

Fu grande difensore del Padre negli anni dei provvedimenti restrittivi imposti dal Sant’Uffizio

55 anni dopo la sua morte, Emanuele Brunatto, figlio spirituale di Padre Pio, è tornato definitivamente a San Giovanni Rotondo. Venuto a mancare improvvisamente a Roma, il 10 febbraio 1965,  da oggi riposa in una tomba collocata dinanzi la cappella di Peppa e Grazio Forgione, genitori del Santo di Pietrelcina. Su di essa, il versetto del vangelo di Giovanni, “La verità vi farà liberi”, rispecchia il suo cammino di conversione avuto proprio cento anni fa, in questa terra garganica.

 

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Nella mattinata del 24 settembre, il corpo di Brunatto, ha lasciato definitivamente il Verano di Roma e giunto a San Giovanni Rotondo è stato accolto in Casa Sollievo della Sofferenza dal Comitato che porta il suo nome e da alcuni dirigenti dell’Opera di Padre Pio, da lui tanto amata e sostenuta.

 

 

Questa mattina l’ultimo saluto in un’intima celebrazione eucaristica presieduta da Padre Carlo Laborde, guardiano del convento di Santa Maria delle Grazie. François Brunatto, figlio di Emanuele, ha desiderato una Santa Messa per la remissione dei peccati, in relazione all’esperienza vissuta proprio da suo padre che, come nella parabola del figliol prodigo, dopo una vita di errori chiede perdono al padre, che lo accoglie tra le sue braccia misericordiose.

 

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Emanuele Brunatto

 

Il torinese Brunatto, classe 1892, giunse per la prima volta a San Giovanni Rotondo nel 1920 per conoscere quel frate di cui aveva letto l’anno precedente in un articolo pubblicato su “Il Mattino”. La sua vita, fino ad allora segnata da eccessi, inganni e condanne, mutò improvvisamente fin dal primo sguardo con il Padre; lui stesso raccontò il giorno in cui lo conobbe: Padre Pio era in confessionale e «di colpo, levò la testa e mi guardò…Che dico? Mi fulminò con uno sguardo duro, corrucciato, sdegnoso, come se vedesse arrivare il diavolo in persona. […] che avvenne qualche istante dopo? […] so di essere fuggito, come un pazzo, dalla sacrestia e di essermi ritrovato solo, all’aperto, lungo il rustico recinto del giardino conventuale […] non saprei dire quanto tempo rimasi là e quante lacrime vi ho versato».

 

brunattoIniziò in confessione il loro intenso rapporto di padre-figlio spirituale che li vide ancor più uniti nel 1922 quando, a causa di una forte bronchite accusata da Brunatto, Padre Pio lo invitò a trasferirsi in convento per alcune settimane, nella cella accanto alla sua, per poter usufruire delle cure necessarie. Il padre provinciale, Ignazio da Jelsi, gli chiese poi di occuparsi della formazione umanistica dei ragazzi del Collegio, offrendogli ospitalità in convento, e lì vi rimase per altri 3 anni.

 

A partire dal 1923 le persecuzioni a Padre Pio e i provvedimenti restrittivi imposti dai superiori portarono Brunatto a mettere in atto una fitta difesa nei confronti dell’amato Padre: raccolse documenti di denuncia che rivelavano segreti nascosti di alcune figure all’epoca ostili al frate. Nel luglio 1925, fu espulso dal convento per ordine del Santo Uffizio che proibì l’ospitalità dei laici e allo stesso Padre Pio fu vietato di parlargli, ma quando gli fu rimproverato di non averlo cacciato dalla chiesetta scrisse “non è compito mio questo, e con quale veste avrei dovuto farlo?” [Ep IV, 15 maggio 1926].

 

Nella seconda metà del 1925 si trasferì a Pietrelcina dove collaborò attivamente per la costruzione del convento per i frati cappuccini. Ospitato dai genitori di Padre Pio, con i quali strinse un forte legame filiale, occupò per lunghi anni la stanza in Vico Storto Valle, dove il Padre studiava da bambino, continuando la battaglia in sua difesa.

 

Negli anni successivi viaggiò molto per lavoro, tra Italia e Francia spendendo tutto sé stesso nella protezione dei deboli e perseguitati dal regime nazista. Tornò frequentemente a San Giovanni Rotondo, terrà a lui cara nella quale aveva visto la sua vita cambiare.

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