Emergenza COVID-19

Il ruolo della Radiologia nella gestione della pandemia e le sfide future sfruttando i vantaggi dell’Intelligenza Artificiale

Giovedì, 22 Luglio 2021 11:40

L’intervista a Cristina Borelli, medico radiologo dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza

Qual è il ruolo della radiologia nella gestione del paziente con presunta malattia da COVID19?

Il Covid-19 ha come manifestazione clinica predominante la polmonite e la diagnosi di infezione, come sappiamo, si ottiene mediante l’esecuzione del tampone naso-faringeo specifico. In questo scenario, lo studio radiologico del torace gioca un importante ruolo nell’identificazione e nella valutazione dell’estensione delle alterazioni polmonari eventualmente associate all’infezione da Covid, e nel loro monitoraggio, sia in corso di malattia che a distanza.

 

E quando entra in gioco il radiologo nella diagnosi di COVID19?

Nell’iter diagnostico dei pazienti con sospetta infezione polmonare da COVID, il radiologo entra in gioco nell’individuazione della polmonite associata, e può dare un contributo, soprattutto attraverso la TC, nei casi di discordanza tra sintomatologia e laboratorio, altamente suggestivi per COVID, e risultati del tampone, persistentemente negativi.

 

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La radiologa Cristina Borelli, sulla destra, assieme alla direttrice del reparto, Anna Simeone

 

Quali sono gli esami radiologici disponibili in Casa Sollievo per la diagnosi da COVID? Che differenza c’è tra questi?

Gli esami radiologici utili nella valutazione dei pazienti con sospetta polmonite da COVID sono la radiografia del torace e la tomografia computerizzata (TC) del torace.

La radiografia del torace permette un primo inquadramento dei pazienti che giungono in pronto soccorso con sospetto COVID, al fine di identificare e studiare l’estensione di eventuali cosiddetti addensamenti polmonari, seppure sia gravata da una sensibilità più bassa rispetto alla TC.  Ed è insostituibile nei pazienti ricoverati   per controllare l’evolversi della polmonite.

La TC del torace viene eseguita senza somministrazione di liquido di contrasto e con tecnica ad alta risoluzione, cioè con spessore sottile e con un metodo di ricostruzione delle immagini che esalta al meglio anche le più piccole strutture polmonari. La TC identifica e studia con maggiore accuratezza le alterazioni polmonari che caratterizzano l’infezione da COVID, nelle prime fasi molto tenui e sfumate (“vetro smerigliato”), che successivamente si organizzano diventando di aspetto più compatto (“consolidazioni”). 

 

Si è parlato tanto di polmoniti interstiziali da COVID19 e polmoniti classiche. Cosa è possibile fare tramite la radiologia?

Generalmente le lesioni polmonari da COVID-19, così come altre di origine virale, sono bilaterali e periferiche, cosa che solitamente non si riscontra nel caso di polmoniti batteriche. Altre caratteristiche evidenziabili alla TC, come ad esempio il coinvolgimento dell’interstizio polmonare (cioè il tessuto che riveste gli alveoli) possono indirizzare il radiologo verso l’ipotesi di polmonite virale. Tuttavia, sulla base della nostra esperienza e delle evidenze scientifiche di cui disponiamo, la TC non può differenziare con certezza la polmonite da COVID dalle polmoniti causate da altri virus o da altre patologie che hanno simili caratteristiche radiologiche.

 

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L'immagine di una TAC

 

Nella vostra specialità medica, cos’è cambiato rispetto alla prima ondata, quando si sapeva poco di questo virus?

Durante la fase iniziale dell’epidemia da Coronavirus, la velocità di diffusione del virus ha reso necessario il ricorso a tutti gli strumenti diagnostici possibili per l’individuazione precoce e la gestione adeguata dei pazienti sintomatici con infezione polmonare da COVID. Tra questi strumenti, gli esami radiologici e in particolare la TC, sono stati molto utilizzati, anche in prima battuta e sempre in associazione agli altri test diagnostici, per la loro ampia disponibilità e velocità di esecuzione.  Rispetto a quel periodo di emergenza noi radiologi abbiamo maturato sempre di più la nostra esperienza nel riconoscimento dei segni TC di polmonite da COVID.

  

 

Quanto è importante la multidisciplinarietà?

La valutazione multidisciplinare diventa quindi fondamentale, ad esempio nei casi di pazienti con patologia polmonare non infettiva, a volte pre-esistente, e con sintomatologia respiratoria simile a quella del COVID, nei quali è difficile stabilire la natura delle lesioni polmonari in TC. Abbiamo avuto un giovane paziente con storia di malattia infiammatoria cronica intestinale, sottoposto a terapia immunosoppressiva, ricoverato nel nostro Ospedale per insorgenza di tosse e dispnea, che alla TC mostrava delle lesioni bilaterali sovrapponibili per caratteristiche a quelle del COVID, pur in presenza di negatività del tampone nasofaringeo. Il confronto tra noi radiologici e i gastroenterologici ha permesso di concludere che le lesioni polmonari fossero più probabilmente una complicanza della terapia immunosoppressiva anziché una polmonite virale.

Uno studio recente pubblicato su Diagnostics ha evidenziato che, in pazienti sospetti per COVID ma con molteplici tamponi nasofaringei negativi, la valutazione clinica e quella radiologica hanno dimostrato una buona accuratezza diagnostica, utilizzando il test sierologico come riferimento. Vuol dire anche che l’esperienza e la formazione del personale medico contano molto?

Certamente. Questo studio ha dato dei risultati molto interessanti in una particolare categoria di pazienti, cioè quelli con sospetto COVID, ma con ripetuti tamponi negativi, che costituisce per noi un’importante sfida diagnostica. In questo selezionato gruppo di pazienti, in cui c’è discrepanza tra sintomatologia, sospetta, e risultato del tampone, la TC può essere utile, sempre in sinergia con i dati clinici, nel guidare la diagnosi.

 

Quanti e quali esami avete realizzato in questo periodo?   

Dall’inizio della pandemia abbiamo eseguito in radiologia all’incirca 2230 RX e 275 TC del torace a pazienti arrivati in urgenza in ospedale con COVID sospetto o accertato. Anche in Radiologia, come in Pronto Soccorso e nel resto dei reparti, questi pazienti seguono un percorso dedicato. Inoltre le apparecchiature radiologiche vengono sottoposte con regolarità a sanificazione, oltre che quando si renda necessaria, e tutto il personale della Radiologia utilizza opportuni DPI per lavorare in sicurezza.

 

AIforCovid

La piattaforma sviluppata dal Centro Diagnostico Italiano

 

Quali sono le sfide per il futuro?

Recentemente siamo entrati a far parte di “AIforCOVID”, una piattaforma del Centro Diagnostico Italiano in collaborazione con Bracco Imaging, che sta sviluppando metodi innovativi basati sull’Intelligenza Artificiale. Stiamo lavorando  con istituti di rilevanza  nazionale  - IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico (Milano), Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo (Pavia), Azienda ospedaliero-universitaria Careggi (Firenze), ASST Santi Paolo e Carlo (Milano), ASST Fatebenefratelli-Sacco (Milano), ASST Ospedale San Gerardo (Monza) – mettendo a disposizione  di tutta la  comunità scientifica italiana le immagini radiografiche dei   pazienti, corredate da  brevi ma fondamentali   informazioni cliniche per trovare soluzioni innovative contro la malattia.  

La sfida dello studio è quella di identificare, grazie soprattutto al contributo dell’intelligenza artificiale, segni che in fase molto iniziale suggeriscano una evoluzione negativa della polmonite, così da poter intervenire il più rapidamente possibile con presidi terapeutici adatti alle diverse modificazioni del quadro clinico-strumentale effettuando terapie quanto più possibile personalizzate.

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