5xmille 2018

«Addio Michele, con il tuo esempio ci hai dato una grande forza»

Sabato, 27 Gennaio 2018 10:41

I colleghi della Radioterapia ricordano l’infermiere Michele Vaira, venuto a mancare nel dicembre scorso dopo una lunga malattia

Michele Vaira Michele Vaira

Michele Vaira lavorava come infermiere in Casa Sollievo della Sofferenza dal 1989. A più di un mese dalla sua scomparsa, i colleghi lo ricordano come un fratello, stimato e apprezzato da tutti. Nonostante con la moglie Pina non avessero avuto figli, Michele aveva sempre per tutti una parola di conforto, come solo una premurosa figura paterna sa fare. Incarnava perfettamente i carismi che hanno spinto Padre Pio a fondare l’Ospedale: asssisteva i malati con professionalità, ma non dimenticava mai di offrire umanità e carità cristiana.

 

Ogni giorno, finito il turno di lavoro in Ospedale, si dedicava alle famiglie della sua città per aiutarli a combattere la malattia più difficile, la stessa che se l’è portato via il 13 dicembre scorso. E così, dopo qualche anno, nel 2005 è riuscito a costitutire a Manfredonia una delegazione della Fondazione ANT-Associazione Nazionale Tumori per portare assistenza domiciliare ai malati, garantendo prestazioni medico-infermieristiche e sostegno psicologico.

 

michele vaira

Michele Vaira

 

Tornato a lavoro dopo un lungo periodo i malattia, Michele aveva ringraziato l’Unità di Radioterapia con questo post su Facebook: «È stata una grande emozione ritornare in servizio dopo un lungo periodo di riposo. Che gioia riabbracciare i colleghi che in questo periodo mi hanno sostenuto, ritrovare gli ammalati e tutto quello che rappresentava la mia seconda casa, Casa Sollievo della Sofferenza, che mi ha permesso di crescere professionalmente e di realizzare tante cose nella mia vita. Grazie a tutti per avermi accolto e curato nel modo migliore».

 

La sua è stata una vita al servizio degli altri e nella chiesa della Trinità di Manfredonia, quel 14 dicembre, c’erano in tanti a ricordarlo con affetto: famigliari, amici, pazienti e colleghi. Questi ultimi hanno affidato il loro ricordo ad una lettera, che pubblichiamo qui di seguito.

 

«Ciao Michele, ci hai lasciato in silenzio, come la maggior parte delle persone che hai accompagnato verso una morte dignitosa; attorniato da parenti e amici che vedevano in te un faro splendente di umanità. Hai reso, con la “tua” ANT, la morte una signora benevola che accompagnava dolcemente quei corpi sofferenti verso l’ultima meta della loro vita. Hai curato non solo i pazienti, ma anche figlie, figli, madri, padri, sorelle e fratelli rendendo questi momenti così devastanti per loro, un po’ più facili da sopportare. Con il tuo esempio ci hai dato una grande forza. E se nella vita faremo almeno il dieci per cento di quello che tu hai fatto per gli altri, allora potremo essere orgogliosi di noi stessi, perché tu hai dato il massimo e anche di più in questo progetto e ti saremo sempre grati per aver portato amore e competenza al capezzale dei pazienti. Siamo felici di averti conosciuto».

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