5xmille 2018

Dipendenza da internet, i pediatri lanciano l’allarme: «attenzione ai segni indicativi»

Mercoledì, 31 Gennaio 2018 16:33

Pubblicato su “The Journal of Pediatrics” uno studio della European Pediatric Association

Massimo Pettoello Mantovani Massimo Pettoello Mantovani

In molti se lo saranno già chiesto, dopo l’impetuoso sviluppo degli ultimi anni della tecnologia informatica e della connettività, soprattutto a proposito dei bambini e dei minori. Ma tutto quel tempo su internet, connessi con smartphone, pc, smart tv  e dispositivi vari, non farà male? Quanto incide sul loro stato di salute e benessere? Quando bisogna intervenire per limitarne l’uso?

 

A questa domanda hanno cercato di rispondere pediatri e ricercatori dell’European Pediatric Association che hanno pubblicato, nel numero di dicembre della rivista The Journal of Pediatrics, lo studio intitolato “Internet Addiction: Starting the Debate on Health and Well-Being of Children Overexposed to Digital Media”, ovvero “Dipendenza da internet: partito il dibattito sulla salute e sul benessere dei bambini sovraesposti ai media digitali”.

 

 

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«Si è cercato di focalizzare un problema emerso negli ultimi decenni e che è rimasto negletto per molti anni, a causa della difficoltà di inquadrarlo e di definirlo nei vari contesti socio-economici – ci ha spiegato Massimo Pettoello Mantovani, direttore della Cattedra di Pediatria Generale e Specialistica dell’Università degli Studi di Foggia che, recentemente, si è integrata nel Dipartimento di Medicina dell’Età Evolutiva dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza –. Si tratta di un concetto, quella della “dipendenza da internet”, piuttosto datato ma ancora attuale, su cui si discute dal 1995 quando venne teorizzato per primo dallo psichiatra statunitense Ivan Golberg».

 

Ad oggi non è possibile utilizzare una definizione unica di “dipendenza da internet”, soprattutto perché ogni definizione andrebbe inquadrata nei diversi contesti di riferimento, e quindi paese per paese, cultura per cultura, dove è diversa la percezione del benessere fisico, prima, e psichico poi. Inoltre, in molti paesi economicamente sviluppati, ad esempio, l’uso delle tecnologie digitali può comprendere in maniera consistente anche ambiti virtuosi come la formazione a distanza.

 

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«Ciò che sappiamo con precisione – ha continuato Pettoello-Mantovani – è che a livello globale la dipendenza da internet nei minori è quantificata in una media che si avvicina al 6% e che raggiunge punte del 18% nel Regno Unito, tenendo conto di pc, smartphone, tablet, smart tv e altri dispositivi connessi. Strumenti che non sono più soltanto mezzi di informazione o formazione, ma veri e propri attori e contesti di socializzazione utilizzati sempre più dai giovani».

 

 

«In molti casi – ha spiegato il docente  è emerso in maniera evidente il legame tra gli interessi nel tempo libero e la propensione a trascorrere tempo online. Maggiori stimoli verranno forniti al bambino o all’adolescente, nel coltivare il proprio tempo libero praticando sport, attività ricreative, musica o altro, minori saranno le probabilità di sviluppare dipendenza dal web, che molto spesso coincide con un vuoto sociale da riempire». 

 

 

Per individuare i sintomi di un uso patologico degli strumenti digitali, gli autori dello studio hanno pubblicato una lista dei cosiddetti “segni indicativi”, da tenere sotto controllo. Se uno o più di questi comportamenti, pubblicati nella tabella qui sotto, sono riscontrabili in maniera molto evidente, forse sarebbe il caso di intervenire.

 

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A chi bisogna rivolgersi in questi casi? «Sicuramente il pediatra o, a seconda dell’età, il medico di medicina generale, devono essere le prime sentinelle da allertare da parte della famiglia – ha concluso il professore –. Spetterà a loro indirizzare verso un percorso terapeutico su cui mancano, per ora, delle linee guide codificate e una rete di assistenza riconosciuta. E questo studio ha, in tal senso, anche un doppio obiettivo: stimolare la comunità scientifica pediatrica ad interrogarsi su una questione contingente e portare all’attenzione del legislatore, e delle istituzioni formative e di socializzazione come la scuola e la famiglia, un tema di primaria importanza per il benessere e la salute dei nostri bimbi». 

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