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Finezza d’animo, mitezza e mansuetudine. Il ricordo di Monsignor Castoro nell'omelia del cardinale Parolin

Martedì, 08 Maggio 2018 16:19

L’omelia, il ricordo della famiglia e il suo testamento spirituale

Sono stati 5.000 i fedeli che hanno partecipato ieri, nella Chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo, alla messa esequiale in suffragio di Monsignor Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia Vieste San Giovanni Rotondo e presidente della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, deceduto sabato 5 maggio, all’età di 66 anni, dopo una lunga malattia.

 

Nella sua omelia, il cardinale Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin ha ricordato i suoi numerosi incontri con l’Arcivescovo: «Anch’io, che avevo avuto la possibilità di conoscerlo e di trattarlo soprattutto per il ruolo da lui svolto presso Casa Sollievo della Sofferenza e ne avevo apprezzato la finezza d’animo, la mitezza e la mansuetudine, il coinvolgimento e la dedizione all’opera e l’impegno ad assicurarne, oltre alla solidità, la fedeltà allo spirito del Fondatore, in questi ultimi tempi, sia in qualche incontro personale che attraverso alcune telefonate, sono stato edificato dal suo esempio».

 

 

funerali castoro 5

 

«I suoi anni di episcopato - ha continuato Parolin - sono stati fecondi: con zelo e slancio apostolico aveva iniziato la Visita pastorale nel segno dell’approccio fraterno e dell’incontro con ogni realtà, piccola o grande, da evangelizzare o da rievangelizzare. Alla primaria dimensione della Liturgia e dei Sacramenti ha unito un essenziale contributo alla crescita umana, culturale e sociale delle persone e delle comunità a lui affidate, secondo l’autentico spirito dell’umanesimo cristiano. Ha saputo anzitutto “intelligere”, cioè “cogliere dentro” e “stabilire relazioni” con tutti, incarnando quella dimensione della vicinanza che Papa Francesco considera indispensabile per l’esercizio efficace del ministero sacerdotale».

 

 

Rivolgendosi ai famigliari, alla comunità diocesana, ai cappuccini e alla famiglia di Casa Sollievo, il cardinale Parolin ha invitato tutti a non dimenticare la promessa di fede che ha accompagnato e sostenuto il Vescovo Michele: «Sì, fratelli e sorelle, piangiamo pure, perché è umano piangere, ma, tra le lacrime, fissiamo il nostro sguardo sulla promessa ascoltata nel libro dell’Apocalisse: “Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci”». In chiusura di omelia l’affidamento a Maria, «Madre nostra celeste, a San Michele Arcangelo, a Padre Pio e a tutti i santi e le sante del cielo».

 

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Molto commovente è stata anche il ricordo della famiglia, nella lettera letta all’ambone dalla nipote Marta: «Abbiamo il cuore pesante per non aver potuto fare di più, per non averti protetto da cose più grandi di noi, più grandi di noi come lo sei tu. Perché tu non sei un vescovo, non sei un fratello, uno zio, un amico o una guida. Tu, per molti di noi, sei tutto questo in un solo uomo. Minuto nella carne, immenso nello spirito. Fortunatamente la vita ci ha donato momenti ben più grandi di questo, ci ha regalato gioie e amore, sorrisi e carezze, ed è di questi momenti che dobbiamo portare il ricordo perché abbiamo avuto la fortuna di viverli con te. Grazie per quanto ci hai donato».

 

 

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La nipote Marta 

 

Don Stefano Mazzone, vicario generale della Diocesi di Manfredonia Vieste San Giovanni Rotondo, ha letto il testamento spirituale di Monsignor Castoro, datato 2 aprile. In esso, l’arcivescovo ha ringraziato la Provvidenza per aver avuto l’opportunità di conoscere e di lavorare con Papa Giovanni Paolo II prima e, successivamente, con Benedetto XVI, “il grande ed umile”. “Quante inaspettata grazia, quanti doni immeritati sono usciti dalla mano del Signore per me” si legge nel testamento. “Mai avrei pensato che quel bambino di Altamura che voleva diventare prete avrebbe poi gioito di tanta straordinaria ecclesialità”.

 

 

don saverio mazzone

Don Stefano Mazzone 

 

“Da parte mia non voglio lasciare questa vita terrena portando rancore a nessuno, e davvero posso dire di non provarne per alcuno. So bene che la fragilità e la povertà della nostra condizione creaturale ci porta nei rapporti tra di noi a non essere sempre capaci di amore e di rispetto, so di essere rimasto anch’io condizionato da questa limitatezza, e perciò chiedo a tutti il dono della misericordia fraterna, che volentieri da parte mia offre a tutti”.

 

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La benedizione prima partenza della salma per Altamura 

 

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