Qui dove la campanella non suona mai

Lunedì, 30 Marzo 2020 11:45

Articolo e foto tratte dalla rivista "La Casa Sollievo della Sofferenza", sospesa a seguito dell'emergenza Coronavirus

"Qui non ci sono campanelle assordanti che segnano che la ricreazione è finita ed è ora di tornare composti tra i banchi, qui, nella nostra scuola, ogni ora è quella giusta per ridere, fare amicizia e soprattutto continuare ad imparare. La nostra è una scuola un 
po’ speciale, si fa lezione tutti insieme o nelle singole classi, ehm... stanze. È la scuola ospedaliera, dove ognuno ha la possibilità di essere esattamente ciò che dovrebbe, un alunno, uno studente, un bambino proprio come tutti gli altri". 

 

È questa l’aria che si respira nelle corsie del reparto di Oncoematologia Pediatrica che ospitano la Scuola Paritaria Ospedaliera “Casa Sollievo della Sofferenza”. Forse non tutti sono a conoscenza che, secondo una normativa ministeriale, negli ospedali d’Italia e non solo, è prevista la presenza di una vera e propria scuola all’interno delle strutture sanitarie. Istituita nel 1999 
e diventata paritaria nel 2002, la Scuola
 Ospedaliera “Casa Sollievo della Sofferenza”, che ad oggi è l’unico istituto ministeriale nazionale ospedaliero, è quella che, dal punto di vista ufficiale, possiamo definire una scuola a tutti gli effetti, con un suo programma, un suo statuto, degli insegnanti e ovviamente degli alunni.

 

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* A sinistra la direttrice dalla Scuola, Cinzia Patrizio 

 

Ma ciò che fa di questa realtà una realtà particolare, e allo stesso tempo unica, è che gli alunni di questa scuola sono al contempo bambini, ragazzi e pazienti.

 

Piccoli o giovani pazienti che, costretti ad allontanarsi da quella che dovrebbe essere la loro spensierata routine, giungono in reparto per affrontare quel mostro invisibile che sembra volersi prendere il futuro e invece loro, da grandi eroi quali sono, lo affrontano nel modo più normale possibile anche andando a scuola. Italiano, matematica, inglese, laboratori di musica, di ceramica, tutto perché ciascun bambino che arriva in Casa Sollievo della Sofferenza non senta la mancanza di ciò che ha lasciato a casa, perché possa avere, anche da una corsia d’ospedale, la possibilità di continuare a studiare, di formarsi, di non disperdere quelle potenzialità che sono solo momentaneamente sospese.

 

Vivere la realtà della scuola in ospedale significa anche stravolgere la propria idea di scuola. Tutto è organizzato in base alle esigenze di ciascun piccolo alunno, e quando il paziente non può recarsi in aula è l’aula che si reca da lui, con delle vere e proprie lezioni personalizzate. La scuola in ospedale diventa così quel piacere tanto atteso dopo il dovere di una terapia, di un esame da fare, di una pillola da prendere.

 

Non c’è tempo per la tristezza tra i banchi della nostra scuola, le lezioni si alternano tra sorrisi, fogli da colorare, tabelline da imparare e verbi da ricordare. “Noi curiamo la loro parte sana” è la frase che si sente spesso dire da chi è a stretto contatto con loro e che giorno dopo giorno cerca di riportare un senso di normalità nella vita di questi piccoli bambini.

 

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*Gli insegnanti Stefania e Mirko 

 

Gli insegnanti non parlano mai di "lavoro", la chiamano "missione". “Mi sono sentito dire più volte 'Ma come fai? Io non ce la farei'” ci confessa Mirko, insegnante per le classi primarie e secondarie. “Anche per me non è facile, soprattutto in certi momenti, ma la verità è che mi sento un privilegiato perché penso di ricevere molto più di quanto possa donare. Ecco perché, innanzitutto, quello che cerco di offrire in ogni istante trascorso con i miei studenti è un sorriso. Partire dalla felicità, cercarla anche nelle piccole cose, nelle più insignificanti, perché di questo ci si rende conto quando vengono a mancare quelle certezze su cui era fondata l’esistenza prima dell’infausta diagnosi”.

 

Ed è esattamente così. Un giorno a scuola con loro ci dimostra, in modo forse inaspettato, che è la serenità l’emozione dominante tra bambini, insegnanti e genitori. E che sebbene ci siano momenti di sconforto basta uno sguardo silenzioso per tornare a sorridere, proprio come afferma Stefania, insegnante della scuola dell’infanzia: “vivere la realtà della scuola del reparto di Oncologia Pediatrica vuol dire vedere tutto ciò che è invisibile senza aver bisogno di troppe parole per spiegarsi, basta essere attenti donando il cuore e se stessi con amore, ai bimbi e alle loro famiglie”. (R.G.)

 

*Foto scattate prima dell'emergenza Coronavirus

 

 

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