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Il fondatore, la sua vita in breve

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Vita dura per i novizi

 

In effetti, la vita nel noviziato era quanto di più rigoroso si potesse immaginare. Con le levate mattutine e nel cuore della notte, le ore dedicate alla preghiera e allo studio, la meditazione, il silenzio rigoroso da osservare quasi sempre, soprattutto quando nel convento c'erano degli estranei.

La testa bassa per conservare il raccoglimento interiore e il dominio dei sensi: ne fece le spese anche la madre di Francesco una volta che era andata a trovare il figlio e lo trovò come indifferente, tanto da credere che si fosse alienato da lei o fosse malato; e il padre, saputo questo, lo voleva portare via da Morcone.

Inoltre la «disciplina» con una catenella di ferro, le confessioni scrupolose, il cibo scarso, e il freddo intenso.

Una vita impossibile, che serviva a temprare il novizio, formandolo.

E che fra Pio osservò in tutti i particolari e anche con eccessi che lo segnarono per sempre.

Un anno dopo, quando emise i voti semplici prima di lasciare Morcone, era già un frate completo. Che iniziava gli studi per diventare sacerdote.

Da Morcone a Sant'Elia a Pianisi, San Marco la Catola, Serracapriola, Montefusco, Gesualdo.

Gli anni che seguirono al noviziato furono per Padre Pio un trasferirsi continuo da uno a un altro convento per seguire i vari corsi che si tenevano dov'erano i precettori che d'anno in anno potevano cambiare sede. Ma anche, in qualche caso, per motivi di salute. In questo modo fece la conoscenza un po' di tutti i conventi della provincia monastica cosiddetta di Sant'Angelo, sparsi per la Puglia, la Campania, il Molise.

Ma le sue erano permanenze non lunghe, perché la salute aveva subito cominciato ad apparire precaria, con malesseri generali, febbri, impossibilità di ritenere ciò che mangiava. Conseguenza degli eccessi di automortificazione cui si era sottoposto al noviziato?

Comunque cominciarono a rendersi necessari dei periodici soggiorni al suo paese per rimettersi un po' su.

E tirate le somme era più il tempo che trascorreva a Pietrelcina. Dove, però, continuava, come poteva, a studiare, mantenendo un'assidua corrispondenza con i superiori, padre Benedetto e padre Agostino, tutti e due di San Marco in Lamis, che, specialmente il secondo, avevano ben compreso che tutto ciò che accadeva in quel frate malatic- cio non era proprio del tutto naturale. Anche perché, come suoi confessori e direttori spirituali, ben conoscevano, sia pure dovendo conservare il segreto, ciò che gli passava nell'anima.

Dopo quindici giorni fu vestito dell'abito francescano e divenne per tutti fra Pio.

Finalmente, dopo tante vicissitudini, che in certi momenti sembravano avere il sopravvento sul desiderio intenso di Padre Pio di seguire fino in fondo la sua vocazio- ne, e dopo aver percorso le tappe rituali del suddiaconato e diaconato, superato l'ulti- mo esame prescritto, il 10 agosto del 1910 fra Pio fu ordinato sacerdote.

La solenne cerimonia ebbe luogo nel duomo di Benevento, e fu officiata da monsignor Paolo Schinosi, arcidiacono e visitatore generale della diocesi. Era presente la madre Giuseppa. Il padre e il fratello si trovavano ancora in America.

«Il giorno di san Lorenzo fu il giorno in cui trovai il mio cuore più acceso di amore per Gesù. Quanto fui felice, quanto godei quel giorno!», scrisse in seguito Padre Pio. Il 14 seguente celebrò la sua prima messa a Pietrelcina. Il discorso di rito glielo fece il suo superiore e direttore spirituale padre Agostino, che gli auspicò un ministero di grande confessore.

Ultima modifica Venerdì, 07 Novembre 2014 09:55

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