La celiachia nel terzo millennio

Sabato, 30 Settembre 2006 02:00

Si svolgerà il prossimo 30 settembre presso l’Auditorium del Centro di Spiritualità Padre Pio il convegno “La Celiachia nel terzo millennio”. L’evento, di particolare rilevanza sanitaria, è organizzato nell’ambito delle attività previste per il 50esimo della inaugurazione della Casa Sollievo della Sofferenza con il patrocinio della Società Italiana di Biochimica clinica e Biologia Molecolare clinica, della Società Italiana Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica, dell’Associazione Italiana Gastroenterologi Endoscopisti Ospedalieri, dell’Ordine dei Medici di Foggia e dell’Associazione Italiana Celiachia Puglia Onlus.

Negli ultimi anni la celiachia è stata argomento di numerosi studi, convegni, incontri-dibattiti, iniziative di formazione, progetti di ricerca, azioni di sensibilizzazione delle istituzioni ad intervenire con specifici provvedimenti normativi, attività di comunicazione e di educazione sanitaria, che hanno contribuito a migliorare notevolmente il quadro delle conoscenze relative ai suoi molteplici aspetti: espressioni cliniche, aspetti epidemiologici, complicanze, problematiche emotivo-comportamentali, aspetti psico-sociali, impatti economici sui sistemi sanitari, ecc.
Lo sviluppo di tecniche diagnostiche semplici, poco costose e poco invasive, ha determinato nell’ultimo decennio una profonda trasformazione del quadro epidemiologico della celiachia: mentre sino a pochi anni fa era considerata una patologia rara, oggi rappresenta una delle malattie genetiche più frequenti in assoluto con una prevalenza di 1:130-300 individui nella popolazione generale europea (dove risulta essere una delle malattie genetiche più comuni della specie umana, addirittura la più comune secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità).
In Italia all’inizio degli anni ’90 uno studio di screening eseguito mediante la ricerca di anticorpi antigliadina (AGA) su una popolazione di studenti di 11-15 anni di Pesaro ha messo in evidenza un tasso di prevalenza di celiachia di 1:250. Uno studio multicentrico successivo condotto su un campione di 17201 studenti italiani di 6-15 anni e realizzato utilizzando la stessa tecnica diagnostica (ricerca di AGA), ha rilevato una prevalenza di 1:184.
Secondo l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) nel nostro paese l’incidenza di questa intolleranza è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone.

Un’indagine condotta nella Regione Emilia Romagna ha stimato una prevalenza di casi di celiachia in soggetti con età inferiore a 14 anni di 1:356 e una prevalenza complessiva di 1:1157 nell’età adulta. La maggior parte dei dati di letteratura consultati non riporta tassi di prevalenza discordanti tra loro, tuttavia quasi tutti gli studi pongono l’accento sul carattere silente di questa malattia, spesso non diagnosticata o individuata solo tardivamente.
Ne consegue che più è tardiva la diagnosi, maggiore è il rischio di contrarre patologie associate e di andare incontro ad uno scadimento della qualità della vita. E’ indubbio quindi che la diagnosi rappresenta un aspetto fondamentale di tale patologia.

La rilevanza di questa malattia è oramai riconosciuta anche sul piano legislativo. Recentemente è stata definitivamente approvata la Legge n. 123 del 4 luglio 2005, “Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia” [6], che la considera una malattia sociale, e stabilisce interventi generali diretti a favorire il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti che ne sono affetti, finalizzati al raggiungimento di obiettivi quali: diagnosi precoce e prevenzione delle complicanze; miglioramento delle modalità di cura; agevolazione dell’inserimento nelle collettività scolastiche, sportive e lavorative; educazione sanitaria della popolazione, del cittadino celiaco e della sua famiglia; preparazione e aggiornamento professionale del personale sanitario e in particolare della classe medica.
Ben 400-550 mila italiani sono affetti da celiachia, un’intolleranza permanente al glutine che è proteina contenuta in alcuni cereali quali: frumento, orzo, segale, farro, avena, ma solo il 10% sa di essere malato. Le nuove diagnosi sono comunque in aumento. Segno che, anche se faticosamente, una maggiore consapevolezza della malattia si sta radicando. Per questo bisogna aumentare le conoscenze sulla celiachia.

La conoscenza della malattia è scarsa soprattutto tra i medici di famiglia e i pediatri di base. Perché la celiachia, malattia genetica, che ha bisogno di un fattore ambientale per manifestarsi, non sempre dà sintomi evidenti non appena si ingerisce il glutine. Chi è geneticamente predisposto diventa celiaco, ma solo dopo l’introduzione del glutine con l’alimentazione. E invece sarebbe meglio diagnosticarla prima possibile, in modo da non avere serie complicanze.
Nel soggetto geneticamente predisposto l’introduzione di alimenti contenenti glutine quali pasta, pane e biscotti, ecc. determina una risposta immunitaria abnorme a livello dell’intestino tenue, cui consegue una infiammazione cronica con alterazioni morfologiche dei villi intestinali (appiattimento).

Il convegno si pone, pertanto, l’obiettivo di migliorare notevolmente il quadro delle conoscenze nei suoi molteplici aspetti: da quelli epidemiologici e patogenetici, alle espressioni cliniche, alle complicanze, alla terapia.

Programma del convegno

Si svolgerà il prossimo 30 settembre presso l’Auditorium del Centro di Spiritualità Padre Pio il convegno “La Celiachia nel terzo millennio”. L’evento, di particolare rilevanza sanitaria, è organizzato nell’ambito delle attività previste per il 50esimo della inaugurazione della Casa Sollievo della Sofferenza con il patrocinio della Società Italiana di Biochimica clinica e Biologia Molecolare clinica, della Società Italiana Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica, dell’Associazione Italiana Gastroenterologi Endoscopisti Ospedalieri, dell’Ordine dei Medici di Foggia e dell’Associazione Italiana Celiachia Puglia Onlus.

Negli ultimi anni la celiachia è stata argomento di numerosi studi, convegni, incontri-dibattiti, iniziative di formazione, progetti di ricerca, azioni di sensibilizzazione delle istituzioni ad intervenire con specifici provvedimenti normativi, attività di comunicazione e di educazione sanitaria, che hanno contribuito a migliorare notevolmente il quadro delle conoscenze relative ai suoi molteplici aspetti: espressioni cliniche, aspetti epidemiologici, complicanze, problematiche emotivo-comportamentali, aspetti psico-sociali, impatti economici sui sistemi sanitari, ecc.
Lo sviluppo di tecniche diagnostiche semplici, poco costose e poco invasive, ha determinato nell’ultimo decennio una profonda trasformazione del quadro epidemiologico della celiachia: mentre sino a pochi anni fa era considerata una patologia rara, oggi rappresenta una delle malattie genetiche più frequenti in assoluto con una prevalenza di 1:130-300 individui nella popolazione generale europea (dove risulta essere una delle malattie genetiche più comuni della specie umana, addirittura la più comune secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità).
In Italia all’inizio degli anni ’90 uno studio di screening eseguito mediante la ricerca di anticorpi antigliadina (AGA) su una popolazione di studenti di 11-15 anni di Pesaro ha messo in evidenza un tasso di prevalenza di celiachia di 1:250. Uno studio multicentrico successivo condotto su un campione di 17201 studenti italiani di 6-15 anni e realizzato utilizzando la stessa tecnica diagnostica (ricerca di AGA), ha rilevato una prevalenza di 1:184.
Secondo l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) nel nostro paese l’incidenza di questa intolleranza è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone.

Un’indagine condotta nella Regione Emilia Romagna ha stimato una prevalenza di casi di celiachia in soggetti con età inferiore a 14 anni di 1:356 e una prevalenza complessiva di 1:1157 nell’età adulta. La maggior parte dei dati di letteratura consultati non riporta tassi di prevalenza discordanti tra loro, tuttavia quasi tutti gli studi pongono l’accento sul carattere silente di questa malattia, spesso non diagnosticata o individuata solo tardivamente.
Ne consegue che più è tardiva la diagnosi, maggiore è il rischio di contrarre patologie associate e di andare incontro ad uno scadimento della qualità della vita. E’ indubbio quindi che la diagnosi rappresenta un aspetto fondamentale di tale patologia.

La rilevanza di questa malattia è oramai riconosciuta anche sul piano legislativo. Recentemente è stata definitivamente approvata la Legge n. 123 del 4 luglio 2005, “Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia” [6], che la considera una malattia sociale, e stabilisce interventi generali diretti a favorire il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti che ne sono affetti, finalizzati al raggiungimento di obiettivi quali: diagnosi precoce e prevenzione delle complicanze; miglioramento delle modalità di cura; agevolazione dell’inserimento nelle collettività scolastiche, sportive e lavorative; educazione sanitaria della popolazione, del cittadino celiaco e della sua famiglia; preparazione e aggiornamento professionale del personale sanitario e in particolare della classe medica.
Ben 400-550 mila italiani sono affetti da celiachia, un’intolleranza permanente al glutine che è proteina contenuta in alcuni cereali quali: frumento, orzo, segale, farro, avena, ma solo il 10% sa di essere malato. Le nuove diagnosi sono comunque in aumento. Segno che, anche se faticosamente, una maggiore consapevolezza della malattia si sta radicando. Per questo bisogna aumentare le conoscenze sulla celiachia.

La conoscenza della malattia è scarsa soprattutto tra i medici di famiglia e i pediatri di base. Perché la celiachia, malattia genetica, che ha bisogno di un fattore ambientale per manifestarsi, non sempre dà sintomi evidenti non appena si ingerisce il glutine. Chi è geneticamente predisposto diventa celiaco, ma solo dopo l’introduzione del glutine con l’alimentazione. E invece sarebbe meglio diagnosticarla prima possibile, in modo da non avere serie complicanze.
Nel soggetto geneticamente predisposto l’introduzione di alimenti contenenti glutine quali pasta, pane e biscotti, ecc. determina una risposta immunitaria abnorme a livello dell’intestino tenue, cui consegue una infiammazione cronica con alterazioni morfologiche dei villi intestinali (appiattimento).

Il convegno si pone, pertanto, l’obiettivo di migliorare notevolmente il quadro delle conoscenze nei suoi molteplici aspetti: da quelli epidemiologici e patogenetici, alle espressioni cliniche, alle complicanze, alla terapia.

Programma del convegno

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