Il Natale di Padre Pio tra gli ammalati della Casa

Martedì, 09 Novembre 2004 12:52


Il suo desiderio struggente di alleviare le infermità dei corpi oltre quelle dello spirito era diventato concreto con l'inaugurazione, il 5 maggio del 1956, della Casa Sollievo della Sofferenza. Ma per tutto il mese i ricoveri furono poche decine. La grande struttura, organizzata, nei suoi reparti, secondo i criteri clinici più aggiornati, con apparecchiature di avanguardia, e con uno staff di primari scelti dai grandi maestri clinici tra i loro allievi più bravi, era al minimo della sua capacità ricettiva.
Ma la sera del Corpus Domini, venne Padre Pio. Nella cappellina del secondo piano officiò la funzione eucaristica. Percorse poi in processione con il Santissimo i corridoi di due piani, preceduto dalle suore, le infermiere, le aiutoinfermiere, le inservienti, tutto indistintamente il personale. Con dietro il direttore sanitario che reggeva l’ombrellino, i medici, una piccola folla di fedeli. Confusi tra loro, i malati nei loro pigiami a righe. Altri sostavano sulla soglia delle loro stanze, le mani congiunte in preghiera al passaggio del Santissimo.
Subito dopo quel giorno, la Clinica cominciò a riempirsi di malati, fino a raggiungere rapidamente il pieno. Il tabù era stato rotto dalla presenza di Padre Pio.
Da allora tornò e ritornò più volte nella «sua» Clinica. Soprattutto nel periodo natalizio. I malati lo attorniavano, i visi supplichevoli, qualcuno piangendo. Si inginocchiavano a baciargli la mano. Padre Pio si chinava su quelli in barella.
Nella cappellina impartiva la benedizione con il Bambino Gesù. Si soffermava a lungo davanti al presepio, allestito vicino alla cappellina. Colpiva l’attenzione con cui lo guardava, in un raccoglimento che aveva come un fondo di mestizia. Mentre intorno i visi erano sorridenti, contenti di avere Padre Pio tra loro
Con quelle sue visite frequenti Padre Pio mostrava tutto l’amore che aveva per i sofferenti, e quanto gli stava a cuore che venissero curati con lo stesso spirito di amore fraterno e di carità evangelica.

Gherardo Leone



Il suo desiderio struggente di alleviare le infermità dei corpi oltre quelle dello spirito era diventato concreto con l'inaugurazione, il 5 maggio del 1956, della Casa Sollievo della Sofferenza. Ma per tutto il mese i ricoveri furono poche decine. La grande struttura, organizzata, nei suoi reparti, secondo i criteri clinici più aggiornati, con apparecchiature di avanguardia, e con uno staff di primari scelti dai grandi maestri clinici tra i loro allievi più bravi, era al minimo della sua capacità ricettiva.
Ma la sera del Corpus Domini, venne Padre Pio. Nella cappellina del secondo piano officiò la funzione eucaristica. Percorse poi in processione con il Santissimo i corridoi di due piani, preceduto dalle suore, le infermiere, le aiutoinfermiere, le inservienti, tutto indistintamente il personale. Con dietro il direttore sanitario che reggeva l’ombrellino, i medici, una piccola folla di fedeli. Confusi tra loro, i malati nei loro pigiami a righe. Altri sostavano sulla soglia delle loro stanze, le mani congiunte in preghiera al passaggio del Santissimo.
Subito dopo quel giorno, la Clinica cominciò a riempirsi di malati, fino a raggiungere rapidamente il pieno. Il tabù era stato rotto dalla presenza di Padre Pio.
Da allora tornò e ritornò più volte nella «sua» Clinica. Soprattutto nel periodo natalizio. I malati lo attorniavano, i visi supplichevoli, qualcuno piangendo. Si inginocchiavano a baciargli la mano. Padre Pio si chinava su quelli in barella.
Nella cappellina impartiva la benedizione con il Bambino Gesù. Si soffermava a lungo davanti al presepio, allestito vicino alla cappellina. Colpiva l’attenzione con cui lo guardava, in un raccoglimento che aveva come un fondo di mestizia. Mentre intorno i visi erano sorridenti, contenti di avere Padre Pio tra loro
Con quelle sue visite frequenti Padre Pio mostrava tutto l’amore che aveva per i sofferenti, e quanto gli stava a cuore che venissero curati con lo stesso spirito di amore fraterno e di carità evangelica.

Gherardo Leone

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