Tecnica innovativa per la cura dell'ernia cervicale

Sabato, 25 Giugno 2005 13:52


L’ernia cervicale

Il disco intervertebrale rappresenta un naturale ammortizzatore interposto tra due corpi vertebrali e come tale è costituito da due componenti: un contenitore esterno rigido (anulus) ed una componente interna (nucleo polposo). L’ernia del disco cervicale è determinata dalla rottura dell’anulus, per cui parte del nucleo polposo esce dal suo comparto anatomico naturale ed invade il canale vertebrale determinando una compressione o su di una radice (se laterale) o sul midollo (se centrale) o entrambe (se voluminosa).
Il trattamento è innanzitutto di tipo conservativo: attraverso l’uso di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) associati o meno, in considerazione della intensità clinica, con corticosteroidi e miorilassanti; oppure indossando un collare per un periodo limitato; oppure con cicli di fisiocinesiterapia: la massoterapia e TENS.

Il trattamento chirurgico tradizionale

In caso di fallimento del trattamento conservativo o in caso di progressivo peggioramento neurologico il trattamento diviene chirurgico.
In questi casi, gli approcci chirurgici possono essere di due tipi: Posteriori (laminectomia e laminoplastica), condotti attraversando la parte posteriore del collo, riservati spesso a pazienti anziani con compressioni multiple da cervicodiscoartrosi; Anteriori (con o senza fusione), utilizzando una incisione trasversale lungo il margine anteriore dello SCM. Il pacchetto vascolare e l'esofago vengono retratti medialmente esponendo la colonna cervicale. Si verifica il livello con la Rx-scopia, si rimuove il disco cervicale in toto con l’uso di microscopio per ridurre l'incidenza di complicanze. Successivamente il disco viene sostituito con tasselli preconfezionati al fine di determinare la fusione tra le vertebre interessate.

L’innovazione del Prodisc C

In alternativa una nuova filosofia di protesizzazione cervicale oggi è disponibile ed è utilizzata in particolare su soggetti giovani. Si tratta del Prodisc C, che permette di ritrovare un anatomico e normofisiologico movimento di flesso-estensione dell’unità funzionale spinale interessata, riportando lo spazio intersomatico ad un’altezza consona al fine di evitare sia la contrattura dei muscoli cervicali sia danni da sovraccarico funzionale sui dischi adiacenti a quello trattato, possibile, invece, con l’uso di altri sistemi di artrodesi.
Dati del Ministero della Salute mostrano che circa 8.500 interventi per ernia cervicale sono stati effettuati nel nostro Paese nel 2002, di cui circa 590 in Puglia, dati che dimostrano l’entità di una patologia non infrequente e da un costo sociale elevato in termini di cure mediche e assenze dal posto di lavoro.
Ed è con quest’ultimo innovativo presidio, il Prodisc C, che sono state trattate tre giovani donne (in un caso due livelli) dall’equipe dell’Unità Operativa di Neurochirurgia della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, costituita dal primario dottor Vincenzo D’Angelo e dal dottor Salvatore Carraturo.


L’ernia cervicale

Il disco intervertebrale rappresenta un naturale ammortizzatore interposto tra due corpi vertebrali e come tale è costituito da due componenti: un contenitore esterno rigido (anulus) ed una componente interna (nucleo polposo). L’ernia del disco cervicale è determinata dalla rottura dell’anulus, per cui parte del nucleo polposo esce dal suo comparto anatomico naturale ed invade il canale vertebrale determinando una compressione o su di una radice (se laterale) o sul midollo (se centrale) o entrambe (se voluminosa).
Il trattamento è innanzitutto di tipo conservativo: attraverso l’uso di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) associati o meno, in considerazione della intensità clinica, con corticosteroidi e miorilassanti; oppure indossando un collare per un periodo limitato; oppure con cicli di fisiocinesiterapia: la massoterapia e TENS.

Il trattamento chirurgico tradizionale

In caso di fallimento del trattamento conservativo o in caso di progressivo peggioramento neurologico il trattamento diviene chirurgico.
In questi casi, gli approcci chirurgici possono essere di due tipi: Posteriori (laminectomia e laminoplastica), condotti attraversando la parte posteriore del collo, riservati spesso a pazienti anziani con compressioni multiple da cervicodiscoartrosi; Anteriori (con o senza fusione), utilizzando una incisione trasversale lungo il margine anteriore dello SCM. Il pacchetto vascolare e l'esofago vengono retratti medialmente esponendo la colonna cervicale. Si verifica il livello con la Rx-scopia, si rimuove il disco cervicale in toto con l’uso di microscopio per ridurre l'incidenza di complicanze. Successivamente il disco viene sostituito con tasselli preconfezionati al fine di determinare la fusione tra le vertebre interessate.

L’innovazione del Prodisc C

In alternativa una nuova filosofia di protesizzazione cervicale oggi è disponibile ed è utilizzata in particolare su soggetti giovani. Si tratta del Prodisc C, che permette di ritrovare un anatomico e normofisiologico movimento di flesso-estensione dell’unità funzionale spinale interessata, riportando lo spazio intersomatico ad un’altezza consona al fine di evitare sia la contrattura dei muscoli cervicali sia danni da sovraccarico funzionale sui dischi adiacenti a quello trattato, possibile, invece, con l’uso di altri sistemi di artrodesi.
Dati del Ministero della Salute mostrano che circa 8.500 interventi per ernia cervicale sono stati effettuati nel nostro Paese nel 2002, di cui circa 590 in Puglia, dati che dimostrano l’entità di una patologia non infrequente e da un costo sociale elevato in termini di cure mediche e assenze dal posto di lavoro.
Ed è con quest’ultimo innovativo presidio, il Prodisc C, che sono state trattate tre giovani donne (in un caso due livelli) dall’equipe dell’Unità Operativa di Neurochirurgia della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, costituita dal primario dottor Vincenzo D’Angelo e dal dottor Salvatore Carraturo.

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