Progressi in aritmologia interventistica

Martedì, 11 Ottobre 2005 13:52

Tra le procedure di routine del laboratorio di Elettro-fisiologia dell’Unità di Cardiologia dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” (Primario, dottor Raffaele Fanelli) – come gli impianti di pace-maker, defibrillatori e dispositivi biventricolari – l’ablazione trans-catetere con radio-frequenza è sicuramente la tecnica più moderna ed accattivante per la possibilità di eliminare in maniera definitiva molte delle più frequenti aritmie. L’ablazione trans-catetere è una tecnica che consente di eliminare un’aritmia mediante una sottile sonda che raggiunge il cuore attraverso la puntura di un vaso e che può bruciare una piccola parte di tessuto responsabile dell’anomalia.

Le più comuni aritmie veloci (tachicardie) sono state ben comprese nel loro meccanismo e sono pertanto eliminabili quasi sempre con una singola procedura di ablazione.
La fibrillazione atriale è una aritmia disordinata, più complessa, a lungo trascurata dalla ricerca di base per la difficoltà di elaborare un modello di meccanismo convincente e di mettere a punto una terapia efficace.

Nel 1998 sono stati scoperti all’interno delle vene polmonari dei focolai aritmogeni che possono indurre la fibrillazione atriale anche nel cuore sano e si è cercato di eliminare direttamente nelle vene stesse la causa di questa aritmia.
Questa metodica si è però spesso complicata con restringimento critico delle vene polmonari e pertanto l’attenzione degli operatori si è focalizzata sulle tecniche di isolamento di questi focolai su tessuti meno sensibili all’effetto del calore. Attualmente si cerca di isolare elettricamente le vene polmonari dall’atrio sin bruciando una piccola parte del tessuto atriale nel quale sboccano le 4 vene polmonari.

Tale tecnica offre il vantaggio di raggiungere l’obiettivo dell’isolamento elettrico delle vene polmonari lavorando però in un distretto anatomico più sicuro come quello atriale. Tale procedura di ablazione è guidata da due artifici di tecnica: l’utilizzo di un catetere di particolare forma anulare (Lasso) che orienta il catetere ablatore e permette di confermare l’effettivo isolamento elettrico tra atrio e vene polmonari; l’ecografia intracavitaria che permette di applicare energia (radiofrequenza) in atrio e non in vena e di controllare la formazione di grosse bolle, espressione di temperature di ablazione troppo alte.

Da alcuni anni, in collaborazione con il dottor Andrea Natale, direttore dell’Atrial Arrhythmias Centre di Cleveland, Ohio (U.S.A.) nella Divisione di Cardiologia della Casa Sollievo della Sofferenza si esegue in pazienti selezionati la procedura di “isolamento delle vene polmonari” con buon successo procedurale e clinico e senza complicanze di rilievo.

Tra le procedure di routine del laboratorio di Elettro-fisiologia dell’Unità di Cardiologia dell’IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” (Primario, dottor Raffaele Fanelli) – come gli impianti di pace-maker, defibrillatori e dispositivi biventricolari – l’ablazione trans-catetere con radio-frequenza è sicuramente la tecnica più moderna ed accattivante per la possibilità di eliminare in maniera definitiva molte delle più frequenti aritmie. L’ablazione trans-catetere è una tecnica che consente di eliminare un’aritmia mediante una sottile sonda che raggiunge il cuore attraverso la puntura di un vaso e che può bruciare una piccola parte di tessuto responsabile dell’anomalia.

Le più comuni aritmie veloci (tachicardie) sono state ben comprese nel loro meccanismo e sono pertanto eliminabili quasi sempre con una singola procedura di ablazione.
La fibrillazione atriale è una aritmia disordinata, più complessa, a lungo trascurata dalla ricerca di base per la difficoltà di elaborare un modello di meccanismo convincente e di mettere a punto una terapia efficace.

Nel 1998 sono stati scoperti all’interno delle vene polmonari dei focolai aritmogeni che possono indurre la fibrillazione atriale anche nel cuore sano e si è cercato di eliminare direttamente nelle vene stesse la causa di questa aritmia.
Questa metodica si è però spesso complicata con restringimento critico delle vene polmonari e pertanto l’attenzione degli operatori si è focalizzata sulle tecniche di isolamento di questi focolai su tessuti meno sensibili all’effetto del calore. Attualmente si cerca di isolare elettricamente le vene polmonari dall’atrio sin bruciando una piccola parte del tessuto atriale nel quale sboccano le 4 vene polmonari.

Tale tecnica offre il vantaggio di raggiungere l’obiettivo dell’isolamento elettrico delle vene polmonari lavorando però in un distretto anatomico più sicuro come quello atriale. Tale procedura di ablazione è guidata da due artifici di tecnica: l’utilizzo di un catetere di particolare forma anulare (Lasso) che orienta il catetere ablatore e permette di confermare l’effettivo isolamento elettrico tra atrio e vene polmonari; l’ecografia intracavitaria che permette di applicare energia (radiofrequenza) in atrio e non in vena e di controllare la formazione di grosse bolle, espressione di temperature di ablazione troppo alte.

Da alcuni anni, in collaborazione con il dottor Andrea Natale, direttore dell’Atrial Arrhythmias Centre di Cleveland, Ohio (U.S.A.) nella Divisione di Cardiologia della Casa Sollievo della Sofferenza si esegue in pazienti selezionati la procedura di “isolamento delle vene polmonari” con buon successo procedurale e clinico e senza complicanze di rilievo.

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