Procedura di Radiologia Interventistica

Lunedì, 10 Luglio 2006 13:21

La Radiologia Interventistica si rivela ancora una volta di grande utilità, questa volta nella rimozione di una protesi biliare endoscopica incarcerata nella via biliare.
La procedura è stata eseguita nella sala angiografica della unità operativa complessa di Radiologia Interventistica dell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, primario Dott. Francesco Florio.

Una giovane paziente affetta da neoplasia delle vie biliari, già trattata in altro ambiente ospedaliero mediante posizionamento per via endoscopica di protesi biliare, giungeva alla nostra attenzione a causa del progressivo aggravarsi dell’ittero dovuto all’occlusione della protesi, dislocata ed “incarcerata” nella via biliare (fig. 1).
I tentativi di rimozione endoscopica della protesi erano risultati infruttuosi e la sua rimozione con intervento chirurgico tradizionale appariva improponibile. L’equipe di Radiologia Interventistica (Dott. Francesco Florio, Dott. Walter Lauriola, Dott. Vincenzo Strizzi) in stretta collaborazione con l’equipe dell’Endoscopia Digestiva (Dott. Giovanni De Maio) ha felicemente portato a termine la procedura di rimozione della protesi con una tecnica mai effettuata prima.
L’intervento, durato circa 40 minuti, è stato eseguito in sala radiologica, in anestesia locale, con leggera sedazione della paziente ed approccio combinato radiologico ed endoscopico.

Descriviamo brevemente la tecnica adoperata.
Attraverso un classico approccio transepatico percutaneo (PTC: tecnica di radiologia interventistica che consente l’iniezione di mezzo di contrasto nelle vie biliari mediante un ago sottile transepatico) è stato portato un filo guida metallico nel duodeno passando parallelamente alla protesi (fig. 2), sul filo guida è stato fatto scorrere nel duodeno un goose-neck (specifico dispositivo di recupero endovascolare simile ad un cappio fig. 3), con il quale si è riusciti a catturare la protesi dal basso (fig. 4) e quindi a spostarla nel lume del coledoco di quel tanto da consentire all’endoscopista di incannularla e quindi ad estrarla (con estrattore di Samendi, fig. 5-6). In ultimo è stato posizionato un catetere di drenaggio transepatoduodenale temporaneo (fig. 7), per favorire il deflusso della bile nell’intestino e quindi la detenzione dell’albero biliare nell’attesa di posizionamento di un’endoprotesi per via transepatica.
Il successo di questo trattamento mette in risalto l’alto livello di competenza operativa delle due equipe e l’importanza di una stretta collaborazione e partecipazione tra le varie figure professionali, apparsa anche in questo caso fondamentale, per il paziente, al raggiungimento dell’obiettivo.

Per approfondire
La struttura di Radiologia Interventistica
La struttura di Endoscopia Digestiva

La Radiologia Interventistica si rivela ancora una volta di grande utilità, questa volta nella rimozione di una protesi biliare endoscopica incarcerata nella via biliare.
La procedura è stata eseguita nella sala angiografica della unità operativa complessa di Radiologia Interventistica dell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, primario Dott. Francesco Florio.

Una giovane paziente affetta da neoplasia delle vie biliari, già trattata in altro ambiente ospedaliero mediante posizionamento per via endoscopica di protesi biliare, giungeva alla nostra attenzione a causa del progressivo aggravarsi dell’ittero dovuto all’occlusione della protesi, dislocata ed “incarcerata” nella via biliare (fig. 1).
I tentativi di rimozione endoscopica della protesi erano risultati infruttuosi e la sua rimozione con intervento chirurgico tradizionale appariva improponibile. L’equipe di Radiologia Interventistica (Dott. Francesco Florio, Dott. Walter Lauriola, Dott. Vincenzo Strizzi) in stretta collaborazione con l’equipe dell’Endoscopia Digestiva (Dott. Giovanni De Maio) ha felicemente portato a termine la procedura di rimozione della protesi con una tecnica mai effettuata prima.
L’intervento, durato circa 40 minuti, è stato eseguito in sala radiologica, in anestesia locale, con leggera sedazione della paziente ed approccio combinato radiologico ed endoscopico.

Descriviamo brevemente la tecnica adoperata.
Attraverso un classico approccio transepatico percutaneo (PTC: tecnica di radiologia interventistica che consente l’iniezione di mezzo di contrasto nelle vie biliari mediante un ago sottile transepatico) è stato portato un filo guida metallico nel duodeno passando parallelamente alla protesi (fig. 2), sul filo guida è stato fatto scorrere nel duodeno un goose-neck (specifico dispositivo di recupero endovascolare simile ad un cappio fig. 3), con il quale si è riusciti a catturare la protesi dal basso (fig. 4) e quindi a spostarla nel lume del coledoco di quel tanto da consentire all’endoscopista di incannularla e quindi ad estrarla (con estrattore di Samendi, fig. 5-6). In ultimo è stato posizionato un catetere di drenaggio transepatoduodenale temporaneo (fig. 7), per favorire il deflusso della bile nell’intestino e quindi la detenzione dell’albero biliare nell’attesa di posizionamento di un’endoprotesi per via transepatica.
Il successo di questo trattamento mette in risalto l’alto livello di competenza operativa delle due equipe e l’importanza di una stretta collaborazione e partecipazione tra le varie figure professionali, apparsa anche in questo caso fondamentale, per il paziente, al raggiungimento dell’obiettivo.

Per approfondire
La struttura di Radiologia Interventistica
La struttura di Endoscopia Digestiva

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