Il corretto approccio alla terapia antibiotica

Sabato, 18 Aprile 2009 02:00

Presentazione
Sono passati circa settant’anni da quando il primo antibiotico (penicillina) fece la sua comparsa sullo scenario terapeutico mondiale. Al primo impiego della penicillina erano sufficienti poche unità per risolvere situazioni che prima portavano a morte i pazienti. Infatti, a causa dei suoi straordinari effetti, essa fu considerata uno dei vincitori della seconda guerra mondiale per aver strappato a una morte certa, migliaia di soldati. In seguito furono scoperti i sulfamidici (1935), la tirocidina e la gramicidina (1939) e nel 1944, per opera di Selman Waksman, fu scoperta la streptomicina. Il loro effetto fu così straordinario che il mondo scientifico ritenne di aver definitivamente sconfitto le malattie infettive.

Mai la comunità scientifica commise un errore di valutazione maggiore. Infatti, dopo non molti anni, sia per un uso incongruo di queste molecole (terapia d’infezioni ad eziologia virale, soprattutto respiratorie), sia per un loro impiego esagerato, sia per il dosaggio sbagliato, sia per tempi ristretti di somministrazione, gli agenti bersaglio degli antibiotici hanno cominciato a mostrare i primi segni di resistenza; la terapia effettuata non sortiva l’effetto desiderato. A questo problema, la comunità scientifica e le case farmaceutiche risposero con la produzione di altre molecole, sempre più potenti e sempre più costose. Tuttavia, a distanza di qualche tempo dall’introduzione della nuova molecola, i microrganismi rispondevano con la produzione di un nuovo meccanismo di resistenza.

Le proporzioni dell’antibiotico resistenza hanno raggiunto adesso un livello tale da indurre varie istituzioni internazionali, tra cui l’OMS e l’ECDC (Centro Europeo per il Controllo delle Malattie) a lanciare l’allarme. È stata indetta una Giornata europea per l’uso corretto degli antibiotici (18 novembre 2008) e gli Stati membri sono stati invitati ad attuare un monitoraggio dei consumi e realizzare iniziative di comunicazione su questo tema. Per tutte le ragioni sopra esposte e per la notevole riduzione di nuovi antibiotici a disposizione dei medici, per gli scarsi investimenti delle case farmaceutiche nella ricerca di nuovi farmaci di questa categoria, sarebbe opportuno invertire la tendenza e utilizzare al meglio ciò che abbiamo.

N.B. A questo PFA, accreditato con il N. 3751-900648, sono stati attribuiti 6 crediti formativi.

Programma
Sabato 18 Aprile 2009
- ore 08.30 Caso n. 1: CAP GRAVE
Caso n. 2: SEPSI IN AMBITO CHIRURGICO

- ore 13.30 Pausa pranzo
- ore 14.00 Caso n. 3: INFEZIONE ACUTA DEL SNC
Caso n. 4: INFEZIONI NECROTIZZANTI DI CUTE E TESSUTI MOLLI

AULA MAGNA CONVITTO
OSPEDALE “Casa Sollievo della Sofferenza”
Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
Laboratorio di Microbiologia e Virologia
San Giovanni Rotondo
Locandina
Scheda iscrizione

Presentazione
Sono passati circa settant’anni da quando il primo antibiotico (penicillina) fece la sua comparsa sullo scenario terapeutico mondiale. Al primo impiego della penicillina erano sufficienti poche unità per risolvere situazioni che prima portavano a morte i pazienti. Infatti, a causa dei suoi straordinari effetti, essa fu considerata uno dei vincitori della seconda guerra mondiale per aver strappato a una morte certa, migliaia di soldati. In seguito furono scoperti i sulfamidici (1935), la tirocidina e la gramicidina (1939) e nel 1944, per opera di Selman Waksman, fu scoperta la streptomicina. Il loro effetto fu così straordinario che il mondo scientifico ritenne di aver definitivamente sconfitto le malattie infettive.

Mai la comunità scientifica commise un errore di valutazione maggiore. Infatti, dopo non molti anni, sia per un uso incongruo di queste molecole (terapia d’infezioni ad eziologia virale, soprattutto respiratorie), sia per un loro impiego esagerato, sia per il dosaggio sbagliato, sia per tempi ristretti di somministrazione, gli agenti bersaglio degli antibiotici hanno cominciato a mostrare i primi segni di resistenza; la terapia effettuata non sortiva l’effetto desiderato. A questo problema, la comunità scientifica e le case farmaceutiche risposero con la produzione di altre molecole, sempre più potenti e sempre più costose. Tuttavia, a distanza di qualche tempo dall’introduzione della nuova molecola, i microrganismi rispondevano con la produzione di un nuovo meccanismo di resistenza.

Le proporzioni dell’antibiotico resistenza hanno raggiunto adesso un livello tale da indurre varie istituzioni internazionali, tra cui l’OMS e l’ECDC (Centro Europeo per il Controllo delle Malattie) a lanciare l’allarme. È stata indetta una Giornata europea per l’uso corretto degli antibiotici (18 novembre 2008) e gli Stati membri sono stati invitati ad attuare un monitoraggio dei consumi e realizzare iniziative di comunicazione su questo tema. Per tutte le ragioni sopra esposte e per la notevole riduzione di nuovi antibiotici a disposizione dei medici, per gli scarsi investimenti delle case farmaceutiche nella ricerca di nuovi farmaci di questa categoria, sarebbe opportuno invertire la tendenza e utilizzare al meglio ciò che abbiamo.

N.B. A questo PFA, accreditato con il N. 3751-900648, sono stati attribuiti 6 crediti formativi.

Programma
Sabato 18 Aprile 2009
- ore 08.30 Caso n. 1: CAP GRAVE
Caso n. 2: SEPSI IN AMBITO CHIRURGICO

- ore 13.30 Pausa pranzo
- ore 14.00 Caso n. 3: INFEZIONE ACUTA DEL SNC
Caso n. 4: INFEZIONI NECROTIZZANTI DI CUTE E TESSUTI MOLLI

AULA MAGNA CONVITTO
OSPEDALE “Casa Sollievo della Sofferenza”
Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
Laboratorio di Microbiologia e Virologia
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