Glioblastoma, individuato il gene responsabile della migrazione delle cellule staminali tumorali

Lunedì, 12 Giugno 2017 09:37

In fase di conclusione gli studi di tossicità per richiedere una sperimentazione di fase I su 15-20 pazienti

La malattia

I gliomi di IV grado (glioblastoma multiforme, acronimo hGBM) sono tumori cerebrali maligni, nei fatti incurabili e inevitabilmente letali, con un tempo medio di sopravvivenza dei pazienti di circa 16 mesi o meno. A poco servono le terapie classiche quali la radio o la chemioterapia. La cosa forse meno nota risiede nel fatto che, in aggiunta all’incontrollata moltiplicazione cellulare, vi è in questi tumori un altro fenomeno che concorre in modo determinante alla loro letalità, vale a dire l’incredibile capacità delle cellule maligne di muoversi velocemente migrando ed invadendo il tessuto cerebrale. Il risultato è tale per cui, anche a stadi relativamente precoci caratterizzati da una massa tumorale di dimensioni abbastanza limitate, le cellule maligne si trovano già disperse ed invisibili in aree apparentemente sane del cervello del paziente. A questo punto la rimozione chirurgica del tumore non è più efficace.

 

Il progetto di ricerca

Il progetto scientifico, finanziato da AIRC e dal Ministero della Salute tramite il bando Giovani Ricercatori, ha permesso al gruppo di ricercatori dell’Unità di Cancer Stem Cells dell’ISBReMIT, guidati dal direttore scientifico di Casa Sollievo Angelo Vescovi, di dimostrare la presenza, su quelle cellule tumorali che più velocemente invadono il cervello, di un interruttore la cui accensione controlla nel suo complesso il movimento di migrazione ed invasione. Lo studio si distingue da quelli che lo hanno preceduto per via del fatto che, mentre altre importanti ricerche hanno determinato quali fossero i numerosi e complessi sistemi che la cellula invasiva utilizza per muoversi, non si sapeva se esistesse un controllo generale che li accendesse o spegnesse tutti contemporaneamente.

 

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Elena Binda a lavoro nei laboratori dell'Istituto di Medicina Rigenerativa di Casa Sollievo 

 

«L’interruttore che questa ricerca ha scoperto - spiega Elena Binda, biologa coordinatrice dell’unità di ricerca Cancer Stem Cells di ISBReMIT -  è proprio quello generale. Si chiama Wnt5a ed è una proteina prodotta in quantità enormi da questi tumori cerebrali maligni. La cosa più rilevante di questo studio è che il sistema Wnt5a controlla, complessivamente, tutti i meccanismi che scatenano la migrazione ed invasione tumorale degli hGBM. Quindi non è più necessario cercare di bloccare uno ad uno i vari sistemi che supportano questi fenomeni, basta in realtà colpire e bloccare quello di Wnt5a. In questo modo, tutti gli altri meccanismi che producono l’invasione si spengono e le cellule si paralizzano, non riuscendo più ad infiltrare il cervello. Questo, ovviamente rende il tumore più localizzato ed aggredibile».

 

Lo studio, pubblicato su CANCER RESEARCH (clicca per leggere l'articolo scientifico), è stato condotto presso i laboratori dell’Istituto di Medicina Rigenerativa di Casa Sollievo, in collaborazione con la società svizzera di biotecnologie Hyperstem SA. Il lavoro ha illustrato tutti i meccanismi molecolari di questo fenomeno ma, più importante, ha evidenziato come animali con un tumore identico a quello dei pazienti, quando trattati con un farmaco che blocca l’azione di Wnt5a sopravvivono molto più a lungo. Infatti, nel loro cervello l’invasione risulta essere molto limitata. Allo studio, finalizzato allo sviluppo di terapie per l’uomo, hanno partecipato anche l’Unità di Genetica Medica di Casa Sollievo, il Dipartimento di Neurochirurgia dell’IRCCS Carlo Besta di Milano diretto da Francesco Dimeco, e il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università Milano Bicocca. Per Casa Sollievo, oltre a Elena Binda e al direttore Vescovi, hanno partecipato allo studo i ricercatori Fabio Dezi e Nadia Trivieri dell'Unità Cancer Stem Cell, Tommaso Mazza e Caterina Fusilli dell'Unità di Bioinformatica, Massimo Carella e Orazio Palumbo della Genetica Medica. 

 

Sperimentazione sull'uomo

«Vista l’importanza clinica di questa ricerca - ha aggiunto il direttore scientifico Angelo Vescovi - abbiamo già proceduto a cercare di avviare una sperimentazione sull’uomo. Il farmaco è già stato prodotto in regime di “clinical good manifacturing practice”, in altre parole “per uso umano”. Stiamo ora terminando gli studi di tossicità che andranno a completare la richiesta di avvio di una sperimentazione di fase 1 su 15-20 pazienti in Europa e Svizzera. Il deposito della domanda di fase 1 alle autorità competenti (European Medicine Agency e Swiss Medic) è prevista per la seconda metà del 2017. In funzione delle risposte da parte degli enti regolatori, la sperimentazione clinica inizierà immediatamente a seguire». Rispetto all’approccio tradizionale dello sviluppo di un farmaco classico, l’uso della tecnologia delle cellule staminali tumorali adottata in questo studio e la messa a punto di biofarmaci selettivi permette di ridurre notevolmente il lasso di tempo che intercorre tra la scoperta di un possibile principio attivo e la sperimentazione sul paziente. 

 

ISBReMIT

L’Istituto di Medicina Rigenerativa di Casa Sollievo si occupa di ideare, sviluppare, produrre e caratterizzare nuovi farmaci per patologie neurodegenerative, malattie genetiche e tumorali. Questi farmaci sperimentali che utilizzano cellule, nanomateriali e tecniche di DNA ricombinante vengono definiti “Prodotti per Terapie Avanzate” e sono l’ultima frontiera della medicina rigenerativa. Sono utilizzati in sperimentazioni cliniche da pochi anni, ma hanno già dimostrato in alcuni casi, di poter fare la differenza nel trattamento di patologie che fino a poco tempo fa erano definite incurabili. 

 

ISBReMit

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