Glioblastoma, quattro potenziali biofarmaci in fase avanzata di studio

Giovedì, 22 Novembre 2018 10:53

Elena Binda, biologa coordinatrice dell'Unità Cancer Stem Cells, ci aggiorna su studi e sperimentazione contro il glioblastoma coordinata dal direttore scientifico Angelo Vescovi 

I gliomi rappresentano oggi il tipo di tumore cerebrale più comune nell’uomo. Tra questi, il glioma di grado IV, comunemente definito glioblastoma multiforme (GBM), è il più frequente e rappresenta circa il 30% di tutte le neoplasie cerebrali. L’efficacia dei trattamenti chirurgici e farmacologici disponibili è scarsa, attualmente parliamo di una forma tumorale incurabile.

 

La ricerca che conduciamo nell’Unità Cancer Stem Cells dell’Istituto di Medicina Rigenerativa di Casa Sollievo, coordinata dal direttore scientifico Angelo Vescovi, si fonda su una scoperta dei primi anni del 2000, del medesimo gruppo di lavoro, in cui emerse il ruolo delle cellule staminali tumorali quale serbatoio della neoplasia. Abbiamo descritto che, laddove il GBM è composto da miliardi di cellule, la grande maggioranza di queste non è in grado di far crescere indefinitamente il tumore o di rifondarlo dopo la terapia. Questa caratteristica è appannaggio esclusivo di un nocciolo di cellule nella massa tumorale dei GBM (3% della massa totale), le vere e proprie cellule staminali tumorali.

 

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Il direttore scientifico Angelo Vescovi ed Elena Binda, coordinatrice dell'Unità Cancer Stem Cells 

 

Queste cellule sono letali non solo perché è sufficiente una sola di loro per rigenerare un intero GBM, ma anche perché sono immortali e resistenti a radio e chemioterapia. Appare dunque chiaro che, per identificare una terapia innovativa ed efficace, occorra concentrarsi sulle staminali tumorali che costituiscono la riserva di questo cancro, anziché attaccare l'intera massa tumorale unicamente con sostanze ad alto rischio di tossicità. Queste cellule vengono studiate grazie ad una tecnica esclusiva del gruppo di ISBReMIT che permette di isolarle dal tumore dei pazienti, moltiplicarle e manipolarle ad libitum, fino all’inoculo negli animali per ottenere quelle che in gergo tecnico vengono definite “fenocopie”, ovvero copie di tumore del paziente dal quale viene prelevato, identiche in tutto e per tutto.

 

L’approccio di questa ricerca è di tipo traslazionale, ovvero l’individuazione di bersagli selettivi per le cellule staminali tumorali del GBM viene finalizzata concretamente allo sviluppo di terapie per l’uomo. Nell’Unità di Cancer Stem Cells vengono quindi individuati nuovi bersagli e delineati potenziali promettenti biofarmaci contro il GBM. Ad oggi quattro sono in fase avanzata di studio, alcuni in grado di costringere le cellule staminali tumorali a maturare e trasformarsi in cellule nervose più adulte, quindi incapaci di sostenere la malattia e responsive ai trattamenti farmacologici, altri in grado di bloccare i fattori chiave che scatenano l’invasività delle cellule staminali tumorali. Tutti, comunque, sono a tossicità minima perché naturalmente prodotti dall’uomo a livello cerebrale.

 

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Per il primo di questi, identificato nel 2006, l’Istituto Superiore di Sanità ha approvato lo studio di Fase Clinica con pazienti recidivanti, e ad oggi la sperimentazione è attiva in centri esteri ed italiani. Il secondo sta ottimamente superando i test preclinici, che avvieranno la richiesta al Ministero per l’attivazione della Fase Clinica in tempi brevi.

 

Tutti gli altri stanno seguendo il medesimo iter di studio e, disponendo già degli strumenti tecnici necessari, già validati, sarà possibile traslare più rapidamente sull’uomo, anche con protocolli che prevedono la combinazione tra biofarmaci e regimi terapeutici standard.

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