I Salmi, libro della preghiera di sempre, hanno anche la funzione gloriosa tra tutte di accogliere cantando di gioia sia la proclamazione dell’Evangelo (nel numero 12 della nostra rivista abbiamo commentato l’Antifona al vangelo della messa propria di San Pio) che è sempre della resurrezione, sia la partecipazione alla Mensa divina. L’Antifona presuppone il Salmo e non può essere ridotta ad un semplice versetto, spesso neanche letto perché sostituito dal Canto di comunione (spesso, purtroppo, molto scadente!).L’esemplare dovremmo pensarlo così: la notte di Pasqua, in Cattedrale, sotto la presidenza del Vescovo, con la presenza dei presbiteri, dei religiosi e delle religiose e con il popolo tutto che si incammina per andare all’altare a ricevere il Corpo di Cristo, dopo che tutto il popolo ha accolto la Parola proclamata e spezzata, vero Corpo del Risorto, a sua volta. Cantando, nella gioia grande, in processione, come la vergine prudente e saggia, tutta la Chiesa va incontro allo Sposo per mangiarne le carni immacolate!Con questo quadro negli occhi e nel cuore, leggiamo ora l’Antifona di Comunione della Messa propria di San Pio, tratta da Isaia 61,1.2:«Lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore...». Abbiamo preferito riportare tutto il testo del profeta e avremmo dovuto continuare con il resto del versetto 2, con il versetto 3 e poi con Is 58, 1-11 e 35, 1-6.
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e dei Capigruppo dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio
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Relazione di padre Aldo Broccato, Ministro Provinciale della Provincia Religiosa Sant'Angelo e Padre Pio: "L'Eucaristia convito sacrificale nella vita di Padre Pio"
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Relazione di padre Giovanni Salonia, superiore del convento di cappuccini di Modica (RG): "L'Eucaristia nella vita di Padre Pio: sorgente ed epifania di comunione con Dio e i fratelli"
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«Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero (Mt 11, 29-30).Per due numeri del nostro giornale abbiamo commentato il versetto 28 del capitolo 11 del Vangelo di Matteo. I versetti 25-30 del capitolo 11 costituiscono il brano evangelico della Messa propria di San Pio, come abbiamo più volte sottolineato. L’ultima nota, quella dei versetti 29-30, è sul giogo. Esso indica per sé la tremenda schiavitù e fatica senza fine che nei millenni sono state imposte senza pietà su bovi e altre povere bestie che le hanno dovuto sopportare. Ma il giogo che adesso la Sapienza divina viene a proporre è buono, è imposto dal Buono e rende buoni (T. Federici, op. cit., pag. 678).G. Ravasi aggiunge: «L’immagine del giogo era usata per indicare la Legge che il Signore aveva imposto ad Israele (Sir. 51,23. 26-27: “Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia scuola. Sottoponete il collo al suo giogo, accogliete l’istruzione. Essa è vicina e si può trovare. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, e vi trovai per me una grande pace”). Gesù la ripropone, ma la spoglia del suo aspetto di peso, di trionfo, di imposizione e la usa in un senso più «dolce» e quindi più impegnativo. Infatti, il castello della casistica morale giudaica è ora semplificato da un impegno totalizzante, il giogo dell’amore. Il rapporto con Dio non è più regolato dal terrore ma è filiale e spontaneo e proprio per questo diviene più esigente» (op. cit., pag. 165).


































