Editoriale Mons. D'Ambrosio n.2
Oggi il Signore ci fa celebrare nella luce della fede, ma anche nello splendore della luce fisica di questa giornata, la luce vera che illumina ogni uomo che viene nel mondo, come abbiamo ora ascoltato dal Vangelo di Giovanni.
Questa luce è Lui, Gesù, il figlio di Maria, il figlio di Dio che è diventato uno di noi. È questo il senso vero del mistero che oggi celebriamo: il Verbo che si è fatto carne; Dio è diventato uomo ed ha fissato la sua tenda fra le nostre tende; Dio che sceglie la precarietà e il limite della vita dell’uomo. Quali grandi riflessioni scaturiscono da questa verità: Dio che si fa uomo! Potremmo dire che l’invito che la festa del Natale rivolge a tutti noi, è proprio questo: cristiani, discepoli di Gesù che si è fatto uomo, non cedete facilmente alla mitologia del Dio di lassù. È il Dio nostro, è il Dio di quaggiù, è il Dio della nostra terra, è il Dio con l’uomo, è il Dio come gli uomini.
Questa affermazione suscita in noi una grande fiducia, una grande speranza: Dio con noi, Dio per noi, Dio come noi. Allora, la nostra condanna è risolta, non siamo i figli delle tenebre, non siamo condannati alla schiavitù del peccato e del male. Dio che scende tra di noi, opera in noi questa capacità nuova. Lui scende e noi saliamo; Lui si abbassa e diventa uomo, ed esalta noi uomini e ci fa diventare in qualche modo come Lui. Attingiamo alla stessa divinità del Verbo.
Comprendiamo, allora, perché siamo invitati a far festa. È troppo grande l’annuncio di questo giorno. C’è una strabiliante novità. Non dobbiamo cercare Dio nei cieli inaccessibili. Dio sta con noi, è tra noi, non dovrebbe essere difficile riconoscerlo: ha assunto il nostro stesso volto, ha scelto il nostro stesso limite, la nostra precarietà.
Ha scelto anche di non avere una casa, anche Lui come tanti nostri simili oggi. Questa notte, abbiamo ascoltato dal racconto della nascita dell’evangelista Luca, questa espressione: «Per loro non c’era posto». C’è una grotta che diventa il luogo che accoglie il Figlio di Dio. E laddove le bestie trovano il loro alimento, la mangiatoia, lì la mangiatoia diventa la culla che accoglie questo Bambino che Maria avvolge in fasce.
Ma forse dobbiamo leggere una segreta verità. È Lui che dà da mangiare a noi. Il vero nostro nutrimento viene da questo Dio. Poi Cristo Signore darà un segno forte a questo bisogno che abbiamo di Dio, di nutrirci di Dio, e si farà nostro cibo, nostra bevanda, perché mangiando di Lui, possiamo avere la vita e la vita eterna.
Natale è la festa dell’umanità. È la festa nella quale la fede celebra l’umanità di Dio, che ricorda ancora, potremmo dire, la morte di ogni religione inumana. La morte, dunque, di una religione che condanna l’uomo, che mortifica l’uomo, che devasta la sua dignità. C’è Lui, è Dio che si fa uomo. Allora la nostra umanità, come dice la liturgia, è innalzata accanto a Cristo nella gloria. Allora, Natale è la festa della nostra salvezza, poiché con la nascita di Gesù ci viene dato tutto quello di cui avevamo bisogno. Siamo già in possesso di quello che necessita alla nostra vita di ogni giorno.
Contempliamo Gesù, è là, tra le braccia di Maria, tutto dalla nostra parte, ma anche tutto dalla parte di Dio. Questo mistero, dunque, congiunge ciò che umanamente, secondo i canoni della razionalità umana, è assurdo, è impossibile: Dio-uomo, l’uomo- Dio. Natale compie questa sintesi, compie questa unità profonda tra l’umanità e la divinità. Per cui guardiamo con occhi diversi alla nostra umana esperienza, alla nostra umana avventura, che non è una disavventura, perché è l’ingresso pieno della umanità nella divinità, per cui veniamo esaltati, per cui ci sentiamo impegnati tutti in prima linea, perché non venga deturpata la presenza di Dio nella storia e nella carne dell’uomo. Quante riflessioni per questa scelta di Dio per noi e con noi! Quanto impegno ne consegue. Quanto amore per questo dono grande che è la vita, che viene da Lui.
Quanto chiasso, in questi giorni, si è fatto a proposito della vita. Viene da Lui, e la vita è calcolata da Lui. Non possiamo essere noi a determinare, a porre dei limiti, a chiuderla, ad accorciarla. Ogni vita è dono di Dio, ogni vita porta in sé il germe della divinità. Non c’è data alcuna possibilità di interferire e di entrare in modo indebito e sbagliato in questo segno grande, che esalta la presenza di Dio tra noi. E allora, ringraziamo Maria, che ci offre il Figlio suo che è il Figlio di Dio. Ringraziamo questa nostra sorella e madre che ha detto sì, e ha permesso questa unità. Ha permesso che le distanze incolmabili e infinite venissero azzerate. Non dobbiamo più arrampicarci chissà su quali ideali, su quali logiche per arrivare a Dio. Sta con noi, è in noi, è come noi. Ci è vicino. Come dubitare, allora, che a noi è data la possibilità di essere artefici e protagonisti di questo mondo in cui si fa strada, accanto alla carne dell’uomo, la ricchezza e la dignità di quella che potremmo chiamare la «carne» di Dio per noi?
Natale è il segno di questa presenza forte e sicura. Natale, dunque, condanna qualsiasi evasione religiosa dal mondo, perché qui sta Dio con noi. Non guardiamo al mondo come nostro nemico. È l’abitazione di Dio, è la nostra abitazione. Non possiamo fuggire, ha in sé i prodromi della salvezza. Non possiamo aver paura, perché è Lui che ha fatto, della nostra casa che è il mondo, la sua casa.
Dunque, non ci rifugiamo nei nostri angoli protetti, che noi pensiamo capaci di salvaguardarci da ogni influsso negativo. Non c’è bisogno di andare lontano. Dobbiamo stare in questo mondo, perché Dio sta con noi, in questo mondo. Non dobbiamo aver paura di questo mondo, perché Dio ha la forza e il potere di salvarlo e di redimerlo e di ridonarlo a noi, in quella dimensione di luce di cui abbiamo bisogno, per proseguire con speranza il nostro cammino.
†Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo


































