Il giubilo nello Spirito di Padre Pio
I versetti 25 e 26 del capitolo 11 dell’Evangelo di Matteo (insieme con gli altri dal 27 al 30), sono proclamati nella celebrazione eucaristica propria di San Pio da Pietrelcina.
Fedeli alla regola della Lex Orandi e secondo il metodo della Lectio divina ci chiediamo: Cosa significano questi versetti? Cosa hanno detto a Padre Pio e, quindi, a noi?
1 - Significato e contesto
«La stupenda benedizione che oggi leggiamo nel Vangelo, dice G. Ravasi in Secondo le Scritture, Anno A, pag. 203, – è l’unica preghiera di Gesù riferita dai Sinottici: il Padre Nostro è, infatti, “insegnato” ai discepoli, mentre al Getsemani e sulla Croce sono annotate dagli evangelisti solo brevi invocazioni. Su questa preghiera di straordinaria intensità sono state compiute molte analisi: ogni parola ha un suo valore che si alimenta al messaggio dell’Antico Testamento e si espande nella visione del Regno e del suo mistero rivelato dal Cristo».
Tutto il passo di solito è chiamato «giubilo messianico» poiché nel suo parallelo, Luca (10, 21-24) ha come esordio: «in quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse…».
Il Contesto è alquanto incerto. È suggestivo pensare che essendo la traduzione letterale: «in quel tempo, avendo risposto, Gesù prese a dire...» ed avendo ancora parlato Lui precedentemente in 11, 20-24 con le invettive contro le città benestanti del lago di Tiberiade, in realtà Gesù non stia rispondendo a qualcuno o a qualcosa ma alla sollecitazione dello Spirito in una esperienza interiore orante.
In questo contesto e sotto la mozione dello Spirito, Gesù, allora, rifiutato dai potenti, dichiara esplicitamente la sua preferenza per i poveri, i semplici, gli ultimi, i piccoli, in un canto di lode e di gioia distinto in tre strofe connesse tra di loro.
Ci fermiamo sulla prima strofa, Mt 11, 25-26, che G. Ravasi (Idem pag: 202) sintetizza così: «È una benedizione, cioè un ringraziamento che sale dalla terra verso Dio “come incenso, con le mani alzate nel sacrificio della sera” (Sal 141, 2). Gesù ringrazia il Padre perché dal mistero del Regno di Dio, cioè dal progetto di salvezza che Dio sta attuando nella persona del Cristo, è caduto il velo e gli occhi non altezzosi e non pieni di sé dei poveri e degli umili lo possono contemplare. Nella persona del Cristo piccolo e disprezzato i piccoli della terra riescono a vedere l’azione del “Signore del cielo e della terra”. I sapienti, gli intelligenti orgogliosi hanno invece gli occhi spenti e vedono in Gesù solo un modesto predicatore galilaico, figlio di un artigiano, degno solo di ironia per le sue velleità».
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