I Vescovi della Puglia, con il loro presidente Arcivescovo Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, hanno tenuto a San Giovanni Rotondo, alla fine di gennaio, una sessione della CEP (Conferenza Episcopale Pugliese). Le riunioni si sono tenute al Centro di Accoglienza della Casa Sollievo. Il 30 mattina hanno celebrato la Messa nella cripta di Padre Pio, con l’Arcivescovo della Diocesi Monsignor D’Ambrosio, del quale pubblichiamo l’omelia.
Omelia
Carissimi fratelli dell’Episcopato, grazie per il dono di questa Eucaristia in questo luogo così importante e significativo per tutti noi, che qui viviamo e operiamo nel servizio a Cristo piagato e sofferente, tenendo fisso lo sguardo sul modello autentico del Cristo crocifisso che è San Pio da Pietrelcina.
Questa Eucaristia che condividiamo, si situa nei lavori della nostra assemblea, e tutti voi, fratelli e sorelle che partecipate a questa Eucaristia, siete invitati a pregare per tutti noi che siamo al vostro servizio, perché quello che nel nome del Signore a voi indichiamo sia il segno di quell’affetto grande che vuole aiutare tutti a crescere fino a raggiungere la piena maturità in Cristo Gesù.
Ma ci fa compagnia come sempre, in questa fatica all’inizio di questo giorno, il Signore. Che ci parla e ci indica dove il nostro sguardo deve fissarsi, dove dobbiamo lasciarci raggiungere e afferrare, prendere dal Cristo.
L’autore della lettera agli Ebrei ci pone davanti un’immagine molto bella. C’è questa corsa e ci sono questi testimoni. È bello pensare che la nostra vita può essere vissuta come una gara. San Paolo, anche lui, diverse volte nelle sue lettere, ricorrerà a questa immagine. Dobbiamo correre tenendo fisso lo sguardo su Gesù, ma non siamo soli in questa corsa. Al nostro fianco, a destra e a sinistra, ci sono gli spettatori interessati che ci sostengono, che ci incitano ad andare avanti, Ma non dobbiamo lasciarci distrarre né a destra né a sinistra. Siamo circondati da un gran numero di testimoni.
Il capitolo precedente indica quali sono questi testimoni, tutti illustri dell’Antico Testamento. I nostri testimoni che ci circondano, ci sostengono, fanno il tifo per noi, sono i nostri Santi, ma il nostro sguardo è su Gesù. È Lui che cerchiamo. E tentiamo di liberarci da ogni peso, come ogni buon atleta che deve eliminare tutto ciò che possa impedire l’agilità dei suoi movimenti. Dobbiamo liberarci dal peso dei nostri peccati, per andare lì a Lui, non smarrirlo mai. Oltre tutto è Lui, come ci dice il brano del Vangelo, è Lui che ci cerca, come cerca la donna che gli ha toccato il lembo del mantello. Egli guardava intorno per vedere colei che aveva fatto questo.
Non è uno sguardo qualsiasi, è uno sguardo che cerca. La salvezza, il miracolo accade non per effetti magici, ma perché si realizza quell’incontro personale con Lui, con il Cristo.
Noi fissiamo lo sguardo su di Lui, Lui fissa lo sguardo su di noi; e in questo incontro matura e cresce la nostra fede: «La tua fede ti ha salvato». Non sempre, purtroppo, riusciamo a toccare il lembo del suo mantello. Oppressi dai nostri limiti, appesantiti dalle nostre miserie, questa corsa a volte si inceppa, ci stanchiamo, ci fermiamo. E Gesù va oltre. Ma lo abbiamo davanti.
Non riusciamo neanche a toccare il lembo del suo mantello, perché sono momenti in cui diventiamo uomini di poca fede. Non abbiamo bisogno di Lui, vorremmo farne a meno, perché ci fidiamo dei nostri mezzi, ci fidiamo delle nostre capacità.
Deponiamo tutto ciò che è di peso per poter correre dietro a Cristo. È Lui che è davanti. Accanto ci sono i testimoni che ci aiutano. Fissiamo Lui, non possiamo perderlo nel momento in cui sparisce all’orizzonte. C’è qualche altra realtà che prende il suo posto, ma Lui continua a cercarci. Lasciamoci guardare da Lui. Fissiamo desiderosi di poter imprimere in noi le fattezze del suo volto, i connotati del suo nome.
†Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo
Mons. Ezio Limina - Coordinatore Regionale dei Gruppi di Preghiera “San Pio da Pietrelcina” della Regione Ecclesiastica Calabra - ci dà notizia del Primo Convegno Regionale Calabrese, dal tema “I Gruppi di Padre Pio: Un Cantiere aperto tra Carità e Preghiera” che si terrà presso la Sala Congressi Hotel Eurolido a Falerna Marina (CZ).
Il Centro Gruppi
PROGRAMMA
4 marzo 2007
ore 10.00 - Preghiera iniziale presieduta da s.E. Mons. Luigi Cantafora, vescovo di Lamezia Terme
- saluto di s. E. Mons. Vittorio Mondello, presidente CEC
- saluto di Mons. Ezio Limina, Coordinatore Regionale
ore 10.30 - Relazione di s. E. Monsignor Domenico D'ambrosio, Presidente dell'Opera di Padre Pio
ore 11.30 - Laboratori
ore 12.45 - Pranzo
ore 15.00 - Relazioni dei laboratori
ore 16.00 - Concelebrazione Eucaristica
Domenica, 25 febbraio 2006, alle ore 15,00, presso la Parrocchia “Santa Croce” di Passo Cortese, si terrà il II Incontro Diocesano della Diocesi di Sabina Poggio Mirteto. Sono invitati a partecipare tutti, soprattutto gli appartenenti ai Gruppi di Preghiera operanti in Diocesi. Interverranno S.E. Mons. Lino Fumagalli - vescovo di Sabina - Poggio Mirteto e Padre Marciano Morra - Segretario Generale dei Gruppi.
Lettera della Diocesi
«Quanti penitenti trovano nella confessione la pace e la gioia che rincorrevano da tempo! Come non riconoscere che anche in questa nostra epoca, segnata da tante sfide religiose e sociali, vada riscoperto e riproposto questo Sacramento? Cari fratelli, seguiamo l’esempio dei santi, in particolare di coloro che, come voi, si dedicavano quasi esclusivamente al ministero del confessionale. Tra gli altri, San Giovanni Maria Vianney, San Leopoldo Mandic, e più vicino a noi, San Pio da Pietrelcina. Siano essi ad aiutarvi dal cielo perché sappiate dispensare abbondantemente la misericordia e il perdono di Cristo».
È quanto ha detto il Papa Benedetto XVI ai Penitenzieri delle quattro Basiliche Pontificie Romane, ricevuti in udienza in Vaticano la mattina di lunedì 19 febbraio.
Riportiamo di seguito il testo integrale del discorso del Santo Padre:
Cari fratelli!
Sono lieto di accogliervi e vi saluto tutti con affetto, ad iniziare dal Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore, che ringrazio per le cortesi parole poc’anzi rivoltemi. Con lui saluto il Reggente, Mons. Gianfranco Girotti, e i membri della Penitenzieria Apostolica. Questo incontro mi offre l’opportunità di esprimere vivo compiacimento soprattutto a voi, cari Padri Penitenzieri delle Basiliche Papali dell’Urbe, per il prezioso ministero pastorale, che con solerte dedizione svolgete. Al tempo stesso mi è caro estendere un cordiale pensiero a tutti i sacerdoti del mondo che si dedicano con impegno al ministero del confessionale.
Il Sacramento della penitenza, che tanta importanza ha nella vita del cristiano, rende attuale l'efficacia redentrice del Mistero pasquale di Cristo. Nel gesto dell’assoluzione, pronunciata a nome e per conto della Chiesa, il confessore diventa il tramite consapevole di un meraviglioso evento di grazia. Ottemperando con docile adesione al Magistero della Chiesa, egli si fa ministro della consolante misericordia di Dio, evidenzia la realtà del peccato e manifesta al tempo stesso la smisurata potenza rinnovatrice dell'amore divino, amore che ridona la vita. La confessione diventa quindi una rinascita spirituale, che trasforma il penitente in una nuova creatura. Questo miracolo di grazia solo Dio può operarlo, e lo compie attraverso le parole e i gesti del sacerdote. Sperimentando la tenerezza e il perdono del Signore, il penitente è più facilmente spinto a riconoscere la gravità del peccato, più deciso nell’evitarlo per restare e crescere nella riannodata amicizia con Lui.
In questo misterioso processo di rinnovamento interiore il confessore non è spettatore passivo, ma persona dramatis, cioè strumento attivo della misericordia divina. Pertanto, è necessario che egli unisca ad una buona sensibilità spirituale e pastorale una seria preparazione teologica, morale e pedagogica che lo renda capace di comprendere il vissuto della persona. Gli è poi assai utile conoscere gli ambiti sociali, culturali e professionali di quanti si accostano al confessionale, per poter offrire idonei consigli ed orientamenti spirituali e pratici. Non dimentichi, il sacerdote, che in questo Sacramento egli è chiamato a svolgere il compito di padre, di giudice spirituale, di maestro e di educatore. Ciò esige un costante aggiornamento: a questo vogliono provvedere anche i corsi del cosiddetto "foro interno" promossi dalla Penitenzieria Apostolica.
Cari sacerdoti, questo vostro ministero riveste soprattutto un carattere spirituale. Alla saggezza umana, alla preparazione teologica occorre pertanto unire una profonda vena di spiritualità alimentata dal contatto orante con Cristo, Maestro e Redentore. In virtù dell’Ordinazione presbiterale, infatti, il confessore svolge un peculiare servizio "in persona Christi", con una pienezza di doti umane che vengono rafforzate dalla Grazia. Suo modello è Gesù, l’inviato del Padre; la sorgente a cui attinge abbondantemente è il soffio vivificante dello Spirito Santo. Dinanzi a così alta responsabilità le forze umane sono sicuramente inadeguate, ma l’umile e fedele adesione ai disegni salvifici di Cristo ci rende, cari fratelli, testimoni della redenzione universale da Lui operata, attuando il monito di san Paolo che dice: "È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo … affidando a noi la parola della riconciliazione" (2 Cor 5, 19).
Per adempiere tale compito dobbiamo anzitutto radicare in noi stessi questo messaggio di salvezza e lasciare che ci trasformi profondamente. Non possiamo predicare il perdono e la riconciliazione agli altri, se non ne siamo personalmente penetrati. Se è vero che nel nostro ministero ci sono vari modi e strumenti per comunicare ai fratelli l’amore misericordioso di Dio, è però nella celebrazione di questo Sacramento che possiamo farlo nella forma più completa ed eminente. Cristo ci ha scelti, cari sacerdoti, per essere i soli a poter perdonare i peccati in suo nome: si tratta allora di uno specifico servizio ecclesiale al quale dobbiamo dare la priorità.
Quante persone in difficoltà cercano il conforto e la consolazione di Cristo! Quanti penitenti trovano nella confessione la pace e la gioia che rincorrevano da tempo! Come non riconoscere che anche in questa nostra epoca, segnata da tante sfide religiose e sociali, vada riscoperto e riproposto questo Sacramento? Cari fratelli, seguiamo l’esempio dei santi, in particolare di coloro che, come voi, si dedicavano quasi esclusivamente al ministero del confessionale. Tra gli altri, san Giovanni Maria Vianney, san Leopoldo Mandic, e più vicino a noi, San Pio da Pietrelcina. Siano essi ad aiutarvi dal cielo perché sappiate dispensare abbondantemente la misericordia e il perdono di Cristo. Vi ottenga Maria, Rifugio dei peccatori, la forza, l’incoraggiamento e la speranza per continuare generosamente questa vostra indispensabile missione. Io vi assicuro di cuore la mia preghiera, mentre con affetto tutti vi benedico.
S. S. Benedetto XVI
Oggi il Signore ci fa celebrare nella luce della fede, ma anche nello splendore della luce fisica di questa giornata, la luce vera che illumina ogni uomo che viene nel mondo, come abbiamo ora ascoltato dal Vangelo di Giovanni.
Questa luce è Lui, Gesù, il figlio di Maria, il figlio di Dio che è diventato uno di noi. È questo il senso vero del mistero che oggi celebriamo: il Verbo che si è fatto carne; Dio è diventato uomo ed ha fissato la sua tenda fra le nostre tende; Dio che sceglie la precarietà e il limite della vita dell’uomo.Quali grandi riflessioni scaturiscono da questa verità: Dio che si fa uomo! Potremmo dire che l’invito che la festa del Natale rivolge a tutti noi, è proprio questo: cristiani, discepoli di Gesù che si è fatto uomo, non cedete facilmente alla mitologia del Dio di lassù. È il Dio nostro, è il Dio di quaggiù, è il Dio della nostra terra, è il Dio con l’uomo, è il Dio come gli uomini.
Questa affermazione suscita in noi una grande fiducia, una grande speranza: Dio con noi, Dio per noi, Dio come noi. Allora, la nostra condanna è risolta, non siamo i figli delle tenebre, non siamo condannati alla schiavitù del peccato e del male. Dio che scende tra di noi, opera in noi questa capacità nuova. Lui scende e noi saliamo; Lui si abbassa e diventa uomo, ed esalta noi uomini e ci fa diventare in qualche modo come Lui. Attingiamo alla stessa divinità del Verbo.
Comprendiamo, allora, perché siamo invitati a far festa. È troppo grande l’annuncio di questo giorno. C’è una strabiliante novità. Non dobbiamo cercare Dio nei cieli inaccessibili. Dio sta con noi, è tra noi, non dovrebbe essere difficile riconoscerlo: ha assunto il nostro stesso volto, ha scelto il nostro stesso limite, la nostra precarietà.
Ha scelto anche di non avere una casa, anche Lui come tanti nostri simili oggi. Questa notte, abbiamo ascoltato dal racconto della nascita dell’evangelista Luca, questa espressione: «Per loro non c’era posto». C’è una grotta che diventa il luogo che accoglie il Figlio di Dio. E laddove le bestie trovano il loro alimento, la mangiatoia, lì la mangiatoia diventa la culla che accoglie questo Bambino che Maria avvolge in fasce.
Ma forse dobbiamo leggere una segreta verità. È Lui che dà da mangiare a noi. Il vero nostro nutrimento viene da questo Dio. Poi Cristo Signore darà un segno forte a questo bisogno che abbiamo di Dio, di nutrirci di Dio, e si farà nostro cibo, nostra bevanda, perché mangiando di Lui, possiamo avere la vita e la vita eterna.
Natale è la festa dell’umanità. È la festa nella quale la fede celebra l’umanità di Dio, che ricorda ancora, potremmo dire, la morte di ogni religione inumana. La morte, dunque, di una religione che condanna l’uomo, che mortifica l’uomo, che devasta la sua dignità. C’è Lui, è Dio che si fa uomo. Allora la nostra umanità, come dice la liturgia, è innalzata accanto a Cristo nella gloria.Allora, Natale è la festa della nostra salvezza, poiché con la nascita di Gesù ci viene dato tutto quello di cui avevamo bisogno. Siamo già in possesso di quello che necessita alla nostra vita di ogni giorno.
Contempliamo Gesù, è là, tra le braccia di Maria, tutto dalla nostra parte, ma anche tutto dalla parte di Dio. Questo mistero, dunque, congiunge ciò che umanamente, secondo i canoni della razionalità umana, è assurdo, è impossibile: Dio-uomo, l’uomo- Dio. Natale compie questa sintesi, compie questa unità profonda tra l’umanità e la divinità. Per cui guardiamo con occhi diversi alla nostra umana esperienza, alla nostra umana avventura, che non è una disavventura, perché è l’ingresso pieno della umanità nella divinità, per cui veniamo esaltati, per cui ci sentiamo impegnati tutti in prima linea, perché non venga deturpata la presenza di Dio nella storia e nella carne dell’uomo. Quante riflessioni per questa scelta di Dio per noi e con noi! Quanto impegno ne consegue. Quanto amore per questo dono grande che è la vita, che viene da Lui.
Quanto chiasso, in questi giorni, si è fatto a proposito della vita. Viene da Lui, e la vita è calcolata da Lui. Non possiamo essere noi a determinare, a porre dei limiti, a chiuderla, ad accorciarla. Ogni vita è dono di Dio, ogni vita porta in sé il germe della divinità. Non c’è data alcuna possibilità di interferire e di entrare in modo indebito e sbagliato in questo segno grande, che esalta la presenza di Dio tra noi.E allora, ringraziamo Maria, che ci offre il Figlio suo che è il Figlio di Dio. Ringraziamo questa nostra sorella e madre che ha detto sì, e ha permesso questa unità. Ha permesso che le distanze incolmabili e infinite venissero azzerate. Non dobbiamo più arrampicarci chissà su quali ideali, su quali logiche per arrivare a Dio. Sta con noi, è in noi, è come noi. Ci è vicino. Come dubitare, allora, che a noi è data la possibilità di essere artefici e protagonisti di questo mondo in cui si fa strada, accanto alla carne dell’uomo, la ricchezza e la dignità di quella che potremmo chiamare la «carne» di Dio per noi?
Natale è il segno di questa presenza forte e sicura. Natale, dunque, condanna qualsiasi evasione religiosa dal mondo, perché qui sta Dio con noi. Non guardiamo al mondo come nostro nemico. È l’abitazione di Dio, è la nostra abitazione. Non possiamo fuggire, ha in sé i prodromi della salvezza. Non possiamo aver paura, perché è Lui che ha fatto, della nostra casa che è il mondo, la sua casa.
Dunque, non ci rifugiamo nei nostri angoli protetti, che noi pensiamo capaci di salvaguardarci da ogni influsso negativo. Non c’è bisogno di andare lontano. Dobbiamo stare in questo mondo, perché Dio sta con noi, in questo mondo. Non dobbiamo aver paura di questo mondo, perché Dio ha la forza e il potere di salvarlo e di redimerlo e di ridonarlo a noi, in quella dimensione di luce di cui abbiamo bisogno, per proseguire con speranza il nostro cammino.
†Domenico D’Ambrosio
Arcivescovo
50° di fondazione del Gruppo di Preghiera “Madonna del Castello” di Castrovillari (CS)
Sabato 17 Febbraio 2007, nella Chiesa dei SS.Cuori, ore 17.00
- Santo Rosario
- S.Messa
- Fiaccolata
presiederà Mons. Domenico Crusco, Amministratore apostolico.
Domenica 18 febbraio 2007, nella Sala “Varcasia”, ore 09.30
- Convegno ”P.Pio e Castrovillari; i Gruppi di Preghiera in Calabria, in Italia e nel mondo”
Saluti:
- Padre Lorenzo Bergamin, Direttore Spirituale del Gruppo
- Don Carmine De Franco, Direttore Spirituale dei Gruppi "Sacri Cuori"
- Maria Mainieri Capogruppo "Sacri Cuori"
- Gianni Donato, Capogruppo "Madonna del Castello"
Interventi:
- Don Attilio Foscaldi, Coordinatore Diocesano dei Gruppi di Preghiera
I Gruppi di Preghiera nella Diocesi ed in Calabria
- Don Vincenzo D’Arenzo, Vicedirettore Generale dei Gruppi di Preghiera di San Pio
L'Opera di Padre PIo: Un cantiere aperto animato dalla preghiera...
- Padre Marciano Morra, Segretario Generale dei Gruppi di Preghiera
L'Opera di Padre Pio: Un Cantiere aperto...destinato alla carità operosa
- Testimonianze
Nella chiesa di S.Francesco ore 11.00
- Solenne Concelebrazione Eucaristica, presieduta da Don Vincenzo D'Arenzo
IL CAPOGRUPPO
Gianni Donato
IL DIRETTORE SPIRITUALE
Padre Lorenzo Bergamin
Il Progetto Accoglienza, con la realizzazione di cartelloni e lo svolgimento di giochi coinvolgenti, al fine di favorire l’inserimento e la socializzazione dei bambini nei primi momenti della degenza.
Il Progetto Ambiente, che permette ai bambini di conoscere l'importanza del rispetto dell'ambiente e nel contempo offre loro la possibilità di sviluppare la propria capacità creativa attraverso l'utilizzo di diverse tecniche pittoriche e decorative.
Galleria Fotografica
Il Progetto Stagioni, attraverso il quale stimoliamo i bambini, particolarmente sensibili al ritmo delle stagioni, a realizzare cartelloni, manipolare, sperimentare, confrontarsi…
Il Giornalino Scolastico, con il quale miriamo a comunicare in maniera originale i momenti più significativi della vita scolastica attraverso disegni, fotografie, racconti… realizzati dai bambini.
Le Ricorrenze religiose e le Festività, in occasione delle quali diamo ampio spazio alla creatività.
Galleria Fotografica
Tante e tante altre sono le attività che ogni giorno svolgiamo e che rendono la nostra vita scolastica sempre allegra e operosa.
Progettiamo il percorso educativo generale a lungo termine e organizziamo quotidianamente le attività da svolgere dopo previa considerazione delle particolari esigenze di ogni alunno, delle sue potenzialità e delle competenze possedute.
Ai bambini con degenze brevi proponiamo attività scolastiche di recupero o di incentivo o di consolidamento rispetto alle indagini preliminari.
Per i bambini lungodegenti predisponiamo percorsi formativi con una grande varietà di proposte.
Le lezioni si svolgono in pluriclasse all’interno dell’aula, nelle camere di degenza accanto al letto dei piccoli malati e nel day hospital.
Predisponiamo, all’interno dell’aula, delle intersezioni di Minilaboratori (di costruttività, di musica, di linguaggi…), dove i bambini vengono lasciati liberi di esprimere la propria creatività in lavori individuali e di gruppo.
Conserviamo i lavori del periodo di ospedalizzazione di ogni bambino in un fascicolo personale. Ci è possibile, pertanto, se si ricovera nuovamente, riprendere il suo “contenitore di tracce”, evitando così di riproporre attività già svolte.
Ci avvaliamo della collaborazione del personale sanitario per meglio individuare eventuali cause che possano condizionare l’apprendimento dei bambini e intervenire, poi, in maniera appropriata.
Intessiamo un rapporto aperto e cordiale con i genitori, che vengono informati sull’organizzazione delle attività, e, nel riconoscere e rispettare i valori di cui sono portatori, collaboriamo con loro per migliorare non solo gli interventi formativi nei confronti dei bambini ma anche per assicurare loro la massima promozione possibile di tutte le capacità personali.
- Predisporre un ambiente funzionale e stimolante atto a creare un’atmosfera serena e gioiosa in cui il bambino possa interagire in modo positivo nel gruppo
- Favorire la socializzazione
- Aiutare i bambini, che hanno il primo impatto con l’ospedale, con proposte di gioco varie a superare l’eventuale momento di smarrimento e sollecitarli a muoversi liberamente all’interno
Ai Coordinatori Regionali
Ai Coordinatori Diocesani
Ai Direttori Spirituali
Ai Capigruppo dei Gruppi di Preghiera di San Pio da Pietrelcina
LORO SEDI
Carissimi,
volendo dare seguito alle indicazioni del Consiglio Generale, già emerse dai primi incontri, abbiamo calendarizzato tutti i momenti formativi del 2007 e gli inizi del 2008.
Più volte ci siamo impegnati a scommettere sulla formazione e tutte le nostre iniziative hanno avuto come scopo quello di far conoscere sempre più la figura di San Pio da Pietrelcina. Obiettivo di questi incontri è la formazione di tutti, ma specialmente dei giovani adulti che saranno i futuri responsabili dei Gruppi di Preghiera.
Mi aspetto che i direttivi di ogni gruppo si sentano chiamati in prima persona a partecipare ad uno degli incontri, nel mese più opportuno, singolarmente o con più elementi.
Segnalo particolarmente, poi, le due settimane (30 luglio–4 agosto e 20-25 agosto) aperte sia ai direttori spirituali che ai direttivi dei gruppi. Ne abbiamo previste due per dare la possibilità ai più di partecipare, scegliendo quella più libera dagli impegni.
Sia nelle tre giorni, poi, che nelle settimane, ci saranno i tempi riservati alla preghiera (Eucaristia, Ore, Adorazione), riflessioni proposte anche sui luoghi di San Pio, momenti per la condivisione ed il confronto.
Dirigerà gli incontri una équipe formata da Don Vincenzo D’Arenzo, Padre Marciano Morra, Padre Luciano Lotti ed altri (limitatamente ai miei impegni ci sarò anch’io in qualche occasione).
Augurando a tutti un Buon Anno 2007, vi benedico nel Signore.
Arcivescovo
Prossimi appuntamenti
AGOSTO 2007
20–25: Settimana di formazione sulla Spiritualità di San Pio e sull’organizzazione dei Gruppi di Preghiera per Direttivi dei Gruppi e i Direttori Spirituali.
Programma
Note Organizzative
- Finalità di tutti gli incontri è la conoscenza della spiritualità di San Pio da Pietrelcina e della organizzazione dei Gruppi di Preghiera
- Gli incontri si terranno presso il Cenacolo Santa Chiara e avranno inizio alle ore 15,00 del primo giorno e termineranno alle ore 13,30 (dopo il pranzo) del terzo o del sesto giorno.
- La quota di partecipazione è di € 80 per i tre giorni, di € 190 per la settimana
- L’incontro si terrà se si raggiungerà il numero minimo di 10 elementi
- Il numero massimo sarà di 35 e le camere saranno tutte singole
- Per motivi organizzativi le iscrizioni dovranno pervenire 60 giorni prima della data dell’incontro
Maurizio
“Ti voglio bene, così bene che ti voglio abbracciare.”
Mario
“Grazie per avermi fatto guarire.”
Marco
“Aiuta me e tutti i miei amici”
Gabriele
“Guarisci e seguimi sempre.”
Vincenzo
“Ti voglio bene. Guariscimi e fa stare bene tutti i bambini.”
Maria Stella
“Fammi guarire. Ti voglio tanto bene.”
Giuseppe
Leggi la filastrocca di Gianni Rodari. Se capirai il significato avrai meritato anche tu il diploma di “bambino coraggioso”.
Il povero “ane”
Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero ane
di cui parla la gente.
È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.
La testa, si dice,
gliel'hanno mangiata...
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).
Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.
Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.
Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l'ha
ma non l'adopera mai.
Gianni Rodari
Quando ti senti triste o stanco o sei in pensiero, perché magari devi fare una puntura un pochino dolorosa, insieme agli altri tuoi compagni ed amici trovi sicuramente qualcosa da fare che ti aiuta a distrarti tanto che molto spesso gli infermieri e i dottori ti devono chiamare più volte per farti tornare in stanza.
Se le tue condizioni di salute non permettono di recarti a scuola, sarà premura dell’insegnante venire in camera per continuare il lavoro scolastico.
La scuola dispone di computer con programmi e giochi educativi a tua disposizione: storia, geografia, grammatica e aritmetica, ma non solo! Con il computer puoi disegnare, scrivere e ascoltare racconti.
Se vuoi, c’è un sistema di videoconferenza via Internet che permette di vedere gli insegnanti e i gli amici della tua scuola. Puoi così ascoltarli e vederli come se fossi lì con loro. Vedrai che emozione!
Non solo bravissimi dottori, infermieri, insegnanti, clown, tirocinanti e volontari, l’assistenza più importante è quella della tua famiglia. Mamma e papà, ora più che mai, dovranno coccolarti e proteggerti. Le coccole dei tuoi genitori sono la medicina più bella soprattutto in un momento come questo.
La scuola termina. Si ricomincia a studiare il giorno dopo con tanta grinta e impegno!
Sinceramente all’inizio non ero contenta del fatto di dovermi ricoverare, anche se la voglia di guarire era tanta. La parola “ospedale” la paragonavo a solitudine, tristezza, mentre dopo ho capito che in fondo, in ogni cosa anche in quella più brutta, c’è il lato positivo.
Qui, pur lontano da casa e dai miei amici ho incontrato tanta gente pronta ad aiutarmi, a farmi coraggio, a farmi capire che bisogna aiutarsi l’un l’altro per poter andare avanti.
Durante i primi giorni non vedevo che il lato negativo della situazione, ero un po’ confusa, spaesata. Dopo ho capito che dovevo mettercela tutta per ricominciare a star bene. Mi hanno dato la forza di andare avanti, soprattutto ci sono bambini malati le cui speranze di guarigione sono pochissime. Così paragonando le loro sofferenze alle mie ho capito che dovevo farcela. Da questa esperienza ho capito che se veramente una cosa la si vuole con tutte le forze, anche se è quasi impossibile, la si può avere.
Chiara, 13 anni
“Io ringrazio tanto chi mi ha donato il sangue anche se non lo conoscerò mai...”
La donazione … un atto d’amore prima che terapeutico. Tante persone ed alcuni bambini per motivi di salute hanno bisogno di sangue. I donatori sono delle persone “speciali”, danno il loro sangue e così salvano tante vite umane. Queste persone “speciali” non conoscono chi riceverà il loro sangue ma lo fanno lo stesso.
Questo è un “atto d’amore” verso chi sta male. Anche io sono stato un po’ male e mi hanno fatto una trasfusione. Io ringrazio tanto chi mi ha donato il sangue anche se non lo conoscerò mai. Un amico mio di nome Francesco fa come me chemioterapia, quando si abbassano i valori gli fanno la trasfusione. Se non ci fossero i donatori quanti bambini starebbero ancora più male. Grazie, grazie a tutti i donatori, che dando il loro sangue fanno prima di tutto un atto d’amore e poi terapeutico.
Andrea, 11 anni
“Io mi sentivo triste ma grazie a Dio e mio padre, mia madre, i miei zii, i miei cugini, i miei nonni e i miei amici ho avuto tanta forza per affrontare questa malattia…”
La mia storia inizia ben tre anni fa. Io ero un bambino come tutti gli altri. A me piaceva un sacco giocare a calcio, così mio padre decise di iscrivermi a calcetto, dopo una settimana non mi sentii bene. Io ero un bambino vivace e non mi ero sentito mai male; nella mia vita avevo avuto solo qualche volta la febbre.
Con questa malattia ora mi sento soffocare perché non stavo mai un minuto fermo. Non stavo mai dentro casa, andavo correndo a destra e sinistra, andavo facendo casette sugli alberi, andavo dietro le cave, per la campagna, nella sala giochi; ora non posso fare quasi niente delle cose che facevo prima.
Io mi sentivo triste ma grazie a Dio e mio padre, mia madre, i miei zii, i miei cugini, i miei nonni e i miei amici ho avuto tanta forza per affrontare questa malattia. Io solo una cosa vorrei dire al signore: Fa guarire me e gli altri come me.
Giorgio, 13 anni
“Da questa esperienza ho capito che la vita bisogna viverla in ogni attimo perché non sai mai cosa ti nasconde il futuro…”
Ciao a tutti! Mi presento: sono Carmen e sono ricoverata nel poliambulatorio di San Giovanni Rotondo da un po’ di tempo.
Ora vi racconto la mia storia: tutto comincia alla metà di ottobre con un piccolo dolore alla gamba sinistra, un’influenza persistente e una notevole mancanza d’appetito. Così una mattina mia madre decide di ricoverarmi in ospedale. Qui ho fatto diversi controlli, tra questi le analisi del sangue con le quali si è scoperto che avevo un’infezione al sangue. La mattina seguente mi portarono nel reparto di pediatria oncologia dove mi hanno fatto l’esame del midollo e mi hanno diagnosticato una Leucemia Acuta Linfoblastica. Cominciarono così le prime trasfusioni di sangue e piastrine perché i valori erano bassi.
Dentro di me sentivo che c’era qualcosa che non andava però nessuno mi diceva niente, così una mattina ho chiesto ai dottori di dirmi tutto ciò che dovevo sapere. Purtroppo quella era la realtà e dovevo accettarla. In quel periodo tutto sembrava andare storto, pensavo alla scuola che non potevo frequentare, pensavo agli amici, sembrava che in quel momento la mia vita si fosse fermata. Così passarono diversi mesi. Mi riprendo moralmente e fisicamente e lentamente ricomincio a vivere e a sorridere. Ora ho quasi finito tutta la terapia e mi sento un’altra persona, più forte, più grande e più sicura. Questa esperienza mi ha fatto crescere e capire tante cose. Mi ha fatto conoscere il significato delle parole amare, vivere e lottare.
Ho capito quali sono le vere emozioni, quelle che toccano dentro. Inoltre grazie a questa esperienza ho capito chi sono i veri amici. Ho capito che l’amicizia vera nasce in questi luoghi, in questa situazione l’amicizia che nasce dura per sempre ed è basata solo nel capirsi, nel volersi bene e nell’aiutarsi ad affrontare la vita.
Da questa esperienza ho capito che la vita bisogna viverla in ogni attimo perché non sai mai cosa ti nasconde il futuro.
Carmelina, 15 anni
Leggi la filastrocca di Gianni Rodari. Se capirai il significato avrai meritato anche tu il diploma di “bambino coraggioso”.
Il povero “ane”
Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero ane
di cui parla la gente.
È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.
La testa, si dice,
gliel'hanno mangiata...
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).
Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.
Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.
Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l'ha
ma non l'adopera mai.
Gianni Rodari
Ricerchiamo, quindi, situazioni che riproducano motivazioni e condizioni il più possibile simili a quelle antecedenti al ricovero per ricostruire quella quotidianità che hai così bruscamente interrotto.
Come nel P.O.F. (Piano Offerta Formativa) e nel P.E. (Progetto Educativo), operiamo in collaborazione la scuola di provenienza e con le varie figure dell'équipe sanitaria per offrirti un’assistenza globale mirata a soddisfare i tuoi reali bisogni e a migliorare la qualità di vita anche nel contesto della “malattia”.
Ci proponiamo di raggiungere diversi obiettivi:
- manteniamo la continuità tra la realtà ospedaliera e l'ambiente esterno;
- manteniamo il rapporto con la scuola di appartenenza garantendone la continuità didattica;
- manteniamo vivo l'interesse per l'attività di tipo cognitivo;
- contribuiamo al contenimento dell'ansia che producono l'ospedale e le terapie;
- tuteliamo l'identità, recuperiamo l'autonomia, raggiungiamo l'interazione e favoriamo la socializzazione.
Il percorso seguito può essere suddiviso in 2 fasi:
Accoglienza e conoscenza
Attività didattica individualizzata
La nostra scuola è stata istituita nel 1999. Oltre agli alunni della Scuola Primaria, sono coinvolti nei vari progetti, anche i ragazzi frequentanti la Scuola Secondaria di I e II grado, compresi i pazienti del Day Hospital.
Informazioni sui ricoveri


































